L’inizio del nuovo anno scolastico è ormai alle porte. Sarà l’anno delle mascherine, della distanza, della socialità limitata, ma sarà anche l’anno della ripresa dopo un lungo periodo di didattica a distanza che ha improvvisamente sconvolto la quotidianità degli studenti italiani. La data del primo giorno di scuola in Puglia è fissata per il 24 settembre, ma nelle scuole si lavora già per predisporre gli ambienti all’accoglienza degli alunni e per progettare piani didattici alternativi che si adattino alle nuove esigenze. Per sapere che aria tira fra i corridoi delle scuole di Barletta lo abbiamo chiesto a tre insegnanti che, tra voglia di tornare e inquietudine, hanno espresso le loro perplessità.
La prima preoccupazione si riferisce all’adeguamento degli spazi. «Sono stati installati vari dispenser di soluzione disinfettante e non mancheranno i banchi monoposto, di cui la scuola era già fornita- ha dichiarato Rosaria Rutigliano, insegnante presso la scuola primaria P. Mennea- ma siamo ancora in attesa dei lavori di ampliamento di alcune aule, che sono stati per ora solo annunciati».
«Da insegnante non vedo l’ora di tornare a scuola- ha affermato combattuta la prof Silvia Grima del Liceo Scientifico C. Cafiero– Ma forse sarebbe stato meglio posticipare l’apertura, magari ad ottobre, sperando nella diminuzione progressiva dei casi dovuti al rientro dalle vacanze». Anche la sua collega prof Annalisa Leone è dello stesso parere, e aggiunge: «Per quanto riguarda le regole il Ministero fa quello che può, ma è la situazione di per sé a costituire un pericolo. Secondo me l’unica soluzione per una scuola sicura sarebbe avere classi di 10 persone, ma non sarebbero sufficienti né i docenti, né le aule».
Le paure su questo elemento crescono sensibilmente negli insegnanti delle scuole di grado inferiore, dove l’età degli studenti può rappresentare un ostacolo. Rosaria Rutigliano, ci comunica un sentimento di paura diffuso tra i suoi colleghi e colleghe. «Mantenere le distanze con i bambini è molto difficile. Avrà tanto peso la collaborazione delle famiglie, ma abbiamo il sentore che si perderà la spontaneità del vivere insieme come classe. Parte del tempo della lezione sarà destinato al controllo dei bambini, che dovranno abituarsi a un nuovo tipo di socialità, sottraendo tempo alla didattica. Dopo la brusca interruzione dello scorso marzo i bambini avranno tanta voglia di rivedersi, ma ci sarà una certa rigidità che frenerà la gioia».
Sull’esperienza della didattica a distanza, sono tutte d’accordo che sia stata un’esperienza necessaria, ma in alcuni casi deleteria. «La DAD ha aumentato la forbice sociale: abbiamo spesso “perso” gli alunni più fragili, che non avevano connessioni stabili, che non avevano una famiglia di supporto culturale o che, semplicemente, non avevano voglia di studiare- ha dichiarato la prof Leone- Per tutti gli altri casi, cioè alunni motivati, maturi, curiosi, di buona volontà, con una famiglia vicina, è stata un’esperienza culturalmente valida, ma socialmente debole, poiché è mancata la vita di classe. La DAD non è inclusiva, ma seleziona ulteriormente gli alunni». Inoltre la didattica a distanza ha comportato un aumento della mole di lavoro per gli insegnanti, costretti a restare quasi costantemente a disposizione per risolvere problemi tecnici e supportare i ragazzi. «Nonostante ciò il nostro lavoro non è stato riconosciuto- ha aggiunto la maestra Rutigliano- e si crede erroneamente che i docenti abbiano trascorso la quarantena comodamente a casa».
«Sappiamo che questo sarà un anno straordinario, diverso dagli altri- ha concluso la prof Grima- anche perché non possiamo progettare nulla e le decisioni andranno prese di volta in volta a seconda dell’andamento epidemiologico. Spero però che sarà anche l’occasione per fare una scuola ancora di più basata sulla responsabilità, un’occasione per sensibilizzare i ragazzi a comportamenti maturi, insomma una scuola ancora di più finalizzata ad imparare a stare insieme. Che, al di là delle discipline e dei programmi, è il senso vero di questo luogo, un luogo sacro, come dico sempre ai miei ragazzi».