Di poche ore una notizia che ha indignato i cittadini di Barletta: la libreria telefonica sita in Piazza Castello, a pochi metri dal maniero di Federico II, è stata inaspettatamente saccheggiata. Un furto di 125 libri, ognuno con la sua storia, la sua provenienza, il suo strascico di vita. L’idea era sgorgata fuori dalla mente fantasiosa dell’artista locale Giacomo Borgiac e aveva preso vita il 23 aprile, Giornata Internazionale del Libro quest’anno caduta in periodo di piena quarantena. Nel “rumoroso” silenzio delle strade barlettane durante il lockdown erano sorte, dunque, 7 di queste graziose “librerie telefoniche”, un vettore semplice e gratuito per far fruire la cultura e dimostrare che il “do ut des ” è sempre un dono. Ad oggi però c’è chi ha sciupato questo regalo fatto alla comunità e di appartenenza della comunità, un “ladro di libri” che non ha mostrato il minimo scrupolo.

In proposito l’ideatore Giacomo Borgiac ha espresso qualche considerazione: «Sono spariti 125 libri in un colpo solo. C’è da pensare che ci sia qualcuno che non vede l’ora di prenderli. Contro queste manovre secondo me c’è da rispondere con l’arricchimento culturale, perché questa è ignoranza. Più le persone sono ignoranti più noi dobbiamo rispondere con la conoscenza». Parole segnanti, profonde, che mirano a combattere l’ingiustizia con l’unica arma che dovremmo sferrare: quella del sapere. «Se questa persona crede di arricchirsi in questa maniera – prosegue – è sulla strada sbagliata. Se invece di accaparrarsi dei libri lasciasse il suo numero telefonico a chi vuole svuotare la propria libreria, a chi vuole traslocare una libreria e ci sono tantissime persone che vogliono disfarsi di libri che hanno letto e non leggono più, potrebbe guadagnarci due volte: per il trasporto di libri volontario (dietro compenso) che lui offrirebbe e per la rivendita degli stessi. La libreria telefonica sarebbe il posto ideale dove lasciare il numero telefonico per svolgere questo servizio con doppio guadagno. L’unica arma che ci resta contro ogni ignoranza è la bellezza».

 

 

 

 

 

A cura di Carol Serafino