Così non si va lontano. È questo il messaggio, forte e chiaro, che la politica barlettana sta scandendo a tutti, sindaco Cannito in primis. La confusa luna di miele, che forse non c’è mai stata, per la maggioranza “civica-trasversale” della “coalizione del buon governo” potrebbe rovinosamente terminare.

I numeri in Consiglio comunale per ora ci sono, ma la maggioranza rischia di diventare sempre più risicata; colpevole la strana logica delle distribuzioni delle deleghe assessorili in Giunta. Innanzitutto, è sempre più difficile comprendere l’appartenenza di ognuno alle liste civiche o ai partiti politici, cresciuti o indeboliti a livello nazionale e regionale. Le perplessità, legate alla scelta originaria di trasformare una coalizione in un gruppo che mescolava destra e sinistra, sono sempre state espresse in modo chiaro, ma quando l’evidenza dei fatti le conforta, bisogna prendere qualche provvedimento. Nel 2018, si decise di far entrare tutti, ma proprio tutti, nella coalizione a sostegno della candidatura di Cannito. Tutti tranne il Partito Democratico, per tentare di affrontare una situazione politicamente caotica in quel momento. Il patto però rischia di perdere acqua da tutti i pori: la mancata elezione di Marcello Lanotte al consiglio regionale per Forza Italia rischia di trasformarsi nella classica goccia che fa traboccare il vaso, già troppo pieno. Le nuove nomine assessorili, di Cilli, soprattutto, e Gambarrota sbilanciano ancora di più il piatto, da cui resta fuori, almeno per ora, il gruppo del consigliere Pierpaolo Grimaldi (Scelta Popolare o Forza Italia che dir si voglia), oltre alla lista Forza Barletta, da cui è stata espulsa la consigliera Stella Mele. Il dissenso politico di quest’ultima in questi mesi ha dato i suoi frutti: è riuscita ad imporre una propria rappresentanza in Giunta. Come già ricordato negli scorsi giorni, Grimaldi si è dimesso dalla presidenza della commissione consigliare “Affari finanziari”, la quale commissione per ora non è riuscita a trovare una quadratura per un nuovo presidente. Ma il filo su cui si tiene in equilibrio Cannito, ovvero i numeri che gli consentano di lasciarlo su quella poltrona, rischia proprio di traballare.

Il malcontento per le nuove nomine serpeggia nella maggioranza: fino a che punto si potrà reggere questa situazione?