Foto Cecilia Fabiano/LaPresse 24 gennaio 2020 Roma (Italia) Cronaca Emergenza Virus dalla Cina u.o.c. malattie infettive ad alta intensità di cura ed altamente contagiose dell’ospedale Lazzaro Spallanzani Nella foto:la dottoressa Angela Corpolongo mostra il reparto pronto per accogliere i pazienti affetti da coronavirus Photo Cecilia Fabiano/LaPresse January 24 , 2020 Rome (Italy) News Virus emergency from China highly infectious and highly contagious infectious diseases unity of the Spallanzani hospital In the pic : Doctor Angela Corpolongo showing the unity care fitted for the coronavirus

Uno dei motivi per cui la Puglia è finita nella scure delle misure “arancioni” previste dal nuovo decreto del Governo Conte è l’ormai acclarata difficoltà nel seguire il contact tracing e la somministrazione di tamponi a cura delle aziende sanitarie locali. Si viaggia su di una media di oltre 6mila tamponi quotidiani, test che però rispetto alla richiesta risultano paradossalmente pochi. In Puglia sono al momento 42 i centri, privati e pubblici, in cui fare i test sia antigenici che molecolari. Ma la richiesta porta già ad attese che sfiorano praticamente i dieci giorni per i test gratuiti mentre un paio di giorni per quel che riguarda i test a pagamento.

Una situazione che ha provocato in brevissimo tempo il completo ingolfamento dei dipartimenti di prevenzione delle ASL che ormai riescono a mala pena a ricontattare i pazienti risultati positivi a causa della mancanza di personale e di un gestione regionale tutta da rivedere. In diversi casi, come da denunce arrivate in redazione, il contatto non è mai avvenuto. Un esempio canonico di questi giorni è quello di un dipendente di un’azienda che, in un lunedì qualsiasi, precauzionalmente, resta a casa con qualche linea di febbre ed avverte il suo medico curante e l’azienda. Parte l’ipotetica segnalazione ma nessuno si fa vivo. Al dipendente passa la febbre il mercoledì e decide, a sue spese, di prenotare e sottoporsi ad un test molecolare il venerdì. Il risultato del tampone è positivo ed arriva, da laboratorio privato, il lunedì successivo. Una settimana esatta dalla comparsa dei sintomi. Dal momento del test positivo, e dunque dalla segnalazione immediata alle autorità sanitarie, passa un’altra settimana ma nessuno si fa vivo. Nel frattempo contatti stretti o colleghi hanno dovuto realizzare a proprie spese test antigenici e molecolari per verificare il possibile impatto sia in famiglia che in azienda. Scoperte altre positività. Catena bloccata in proprio con un notevole esborso economico.

Questa denuncia è naturalmente verificata ed è piuttosto comune in questi giorni in realtà. Ed allora la domanda nasce spontanea: come si bloccano i contagi se chi è positivo ed i suoi contatti stretti non vengono rapidamente individuati ed isolati? Altro tema poi è il tempo di risposta per un tampone effettuato. A parte quelli svolti in strutture private a pagamento, per quelli cosiddetti pubblici l’attesa dei risultati è rapidamente schizzata a diversi giorni. Nel frattempo, teoricamente, un’azienda dovrebbe esser completamente chiusa soprattutto se c’è la possibilità di un focolaio. E’ questa la catena che al momento non si riesce più a spezzare e verso queste catene che tutta l’organizzazione sanitaria della Regione Puglia avrebbe dovuto concentrarsi.