«Mi perdonerete se intervengo sull’argomento del pino secolare con una divagazione – introduce così la sua proposta Luca Lacerenza, dalla segreteria PD di Barletta. Negli Stati Uniti d’America si dibatte, spesso, su quale sia la reale giurisdizione dei tribunali federali nel riconoscere o meno i diritti dei nativi americani, soprattutto quando questi vengono negati, visto che i nativi sono lì da molto tempo prima che l’ordinamento legislativo, a cui i tribunali fanno riferimento, si affermasse come legislazione codificata dello stato. Parto da qui per dire che il pino di via Vittorio Veneto è lì da prima che l’ordinamento costituzionale del 1948 entrasse in vigore. Questo aspetto avrebbe dovuto essere di per sé sufficiente a giustificare una maggiore cautela da parte di chi si apprestava a condannare il pino all’abbattimento. Così come non si capisce perché su questo pino secolare, che è a tutti gli effetti un albero monumentale, non sia mai stato apposto un vincolo da parte della Soprintendenza. Ma venendo nel merito della questione, credo, si debbano porre alcune domande. Il consulente tecnico d’ufficio ha ritenuto sufficiente un’ispezione solo visiva e non con prove di carico, questa valutazione, alla base della sentenza-ordinanza non è forse un risultato scontato, dovuto alla mancata presenza in giudizio della controparte, il comune? Possiamo sapere perché il comune di Barletta non si è presentato in giudizio? Perché non si è preso in debita considerazione il fatto che l’abbattimento di questo pino rischia di arrecare un danno alla salute pubblica, tenuto conto del suo apporto all’eco-sistema urbano in termini di aria pulita?

L’amministrazione, credo, si debba assumere tutte le responsabilità delle sue disattenzioni, abbondantemente documentate dalla Gazzetta, e debba evitare il solito approccio pilatesco, di cui la città è onestamente stufa. Fermi l’abbattimento del pino, con ogni mezzo ancora a sua disposizione. Rimediando all’incapacità, fino ad ora dimostrata, di perseguire l’interesse pubblico in questa singolare vicenda e dia avvio ad un nuovo corso in materia ambientale. Per il futuro, un primo passo potrebbe essere quello di prevedere delle misure compensative in ordine alla capacità di smaltimento dell’anidride carbonica, ad esempio per ogni albero che viene eventualmente abbattuto, anche per motivi di sicurezza, deve essere piantumato un numero di alberi sufficiente a compensare almeno il doppio delle precedenti capacità di assorbimento di anidride carbonica, badando che le nuove piantumazioni siano fusti con diametri importanti e non i soliti “ramoscelli” che puntualmente seccano dopo pochi mesi.

L’amministrazione si impegni, al di là delle solite parole di circostanza, a mettere finalmente in pratica il regolamento del verde comunale. Il censimento del verde urbano, previsto dal regolamento, consentirebbe di conoscere e monitorare lo stato di salute di tutti i nostri alberi, trecentosessantacinque giorni l’anno. Questo strumento è già a disposizione dell’amministrazione, che deve solo attuarlo se vuole veramente dare una svolta. Infine, un appello alle associazioni ambientaliste come Legambiente, affinché si facciano promotrici nei confronti dell’amministrazione di una iniziativa di sensibilizzazione come quella d’istallare una cartellonistica per rendere riconoscibili tutti gli alberi secolari presenti in città, così facendo da un lato si renderebbero questi alberi più visibili e dall’altro più tutelati perché sarebbero i cittadini stessi a prenderne coscienza e vigilare».