«La questione dell’ex Palazzo delle Poste, ubicato simbolicamente al centro della nostra città, è una vicenda che va avanti da 18 lunghi anni e che deve essere risolta con competenza e chiarezza, non certamente con posizioni inconsistenti, inconcludenti e posticce come quelle proposte dal Sindaco Cannito, dopo che la “frittata” sembra essere fatta». A scrivere dalla segreteria barlettana di Forza Italia sono Giovanni Ceto, Giuseppe Losappio, Pierpaolo Grimaldi e Salvatore Lionetti.

«Già, perché il Primo cittadino di Barletta con la sua ormai acclarata superficialità amministrativa, non ha saputo cogliere il legame indissolubile che unisce i barlettani, la loro identità e la storia della nostra Nazione a questo Palazzo. Un vincolo ideale tra Barletta e quel Palazzo sorto già nel 1922, che il sindaco ha ritenuto di superare con perizie tecniche e ragioni contabili che non hanno alcuna attinenza con la vicenda in questione.

Siamo stati tra i primi, se non forse proprio i primi, a chiedere che l’Amministrazione comunale si interessasse della vicenda già a settembre del 2020, invece abbiamo assistito a posizioni che hanno rasentato il ridicolo (si pensi a quella espressa dal Consigliere Ruggiero Dicorato che invocava la donazione in favore del Comune dopo che i privati lo avessero acquistato o a quella del Consigliere Rocco Dileo che sosteneva di far acquistare l’immobile ai privati e poi creare le condizioni affinché questi lo rivendessero al Comune ad un prezzo più basso e, ancora, quella del Sindaco Cannito che non capiva come mai il Ministero avesse inviato al Comune di Barletta un’informativa preventiva prima del rogito del preliminare di vendita).

E solo successivamente si è aperto un dibattito in città sull’opportunità o meno che il Comune acquistasse il Palazzo delle Poste. Dibattito ad arte strumentalizzato, con false logiche da padre di famiglia e valutazioni tecniche che lasciano il tempo che trovano, perché, a nostro avviso, surrettizie, parziali e che non tengono, come detto, in alcun modo conto del legame che unisce Barletta a questo immobile.

Ma gli aspetti più beffardi sono rappresentati: dal recente acquisto di un immobile, l’appartamento ubicato al piano superiore della Cantina della Sfida, che altri amministratori comunali, quelli davvero illuminati (Sindaco Alvisi in testa), già avevano scartato, di cui non si è ancora capito bene cosa se ne dovrà fare, e che, ad occhio e croce, costerà oltre 500mila euro alle tasche dei barlettani; le spese legali che il Comune ha sopportato per arrivare fino in Cassazione nella vicenda di Palazzo Poste e, da ultimo, la chiusura addirittura di una strada, ufficialmente per dare pregio al suddetto Palazzo ed al noto eccidio dei netturbini e dei Vigili Urbani del Settembre 1943, ma in realtà, visto l’esito, ci viene il dubbio che si fosse proceduto solo per far piacere a qualche “cortigiano” del Sindaco che aveva necessità di affermare la propria esistenza all’interno del Comune, anche creando disagio ai cittadini e danneggiando le attività commerciali presenti in quella zona.

Questi sono i fatti ed ora è davvero offensivo che il Sindaco invochi a posteriori aiuti esterni per acquistare, non sappiamo poi secondo quale norma o principio giuridico, il Palazzo delle Poste. Lui e la sua sempre più “competente” Giunta comunale, avevano tutto il tempo e gli strumenti per farlo, ma hanno deliberatamente deciso di non farlo, salvo poi mettere in piedi la pantomima del soccorso di Enti terzi, che dovevano essere coinvolti a settembre 2020, mentre lui era in altre faccende affaccendato. <>, avrebbe detto Totò…!

Certo, se ci sarà un pertugio, d’intesa con il privato e nel rispetto della legge, di perseguire solo adesso l’acquisto dell’immobile, non saremo noi a tirarci indietro, ma risparmiate ai barlettani commedie alla Totò e, a tal proposito, sarebbe un bel messaggio se anche l’ANPI prendesse posizione nei confronti di qualche commediante se risultasse suo iscritto, revocandogli la tessera.

Ora, noi riteniamo, dopo aver espresso voto favorevole in Consiglio comunale all’acquisto del Palazzo delle Poste da parte del Comune di Barletta, che l’incapacità di Cannito e della sua Giunta non debba creare ulteriori danni, perché se è doveroso che quel Palazzo debba essere restaurato, certamente nell’ossequioso rispetto delle normative vigenti e delle tecniche più moderne, è altrettanto doveroso che la società che ha acquistato l’immobile possa svolgere la propria attività, senza molestie o pressioni, nel rispetto dei vincoli storico, architettonico e culturale, rendendolo così fruibile al pubblico, come prescritto dalla legge dello Stato italiano (!).

Solo così, come già ineccepibilmente ha osservato il Direttore dell’Archivio di Stato di Barletta, Trani e Bari, si eviterà che quel Palazzo venga abbattuto dalla incuria in cui le proverbiali superficialità e schizofrenia di Cannito e dei suoi assessori rischiano di ridurlo».