“De Nittis ha un occhio singolare che osserva, vede il vero in ogni suo minuto particolare e sa ritrarlo col pennello, in modo da produrre un’illusione perfetta”. Lo scriveva Filippi. Oggi, 175 anni dopo, l’artista di caratura mondiale, infonde ancora queste sensazioni. Ed è proprio per restituire a queste ultime, nonostante l’opacità indotta dalla pandemia, una cromatura vivace nello sguardo dei visitatori, che l’amministrazione comunale ha disposto che il 25 febbraio Palazzo della Marra potesse essere accessibile gratuitamente. Una scelta oculata, caduta esattamente nella ricorrenza del compleanno del pittore impressionista che nella mai dimenticata città di Eraclio aveva avuto i natali. Dalle 9 alle 19 è stato dunque possibile scorgere il tratto dei dipinti londinesi e parigini dell’artista, la sua inclinazione a dare forma su tela a quel mondo naturale, en plein air, che fu il germoglio della sua ispirazione, con quelle “sue piccole figure graziose, tratteggiate con uno spirito e un respiro che ne fanno dei gioiellini”, per dirlo prendendo in prestito le parole di Adolphe Goupil.

Rileggere De Nittis, oggi”, assioma che dà anche il nome al nuovo allestimento inaugurato lo scorso settembre, è dunque un privilegio per i barlettani, che detengono la fortuna di custodire un patrimonio artistico inestimabile a pochi metri dalle proprie case. Discreta l’affluenza cittadina, che ha visto anche la presenza di ragazzi e bambini, intenti a scattare selfie con alle spalle il ritratto (apparentemente) austero del pittore. Ordinato l’afflusso dei visitatori, pochi per ogni stanza, forse proprio per questo più attenti al godimento dei quadri, a carpire la prosodia di quella fecondità inventiva che travalica i confini del tempo e della morte.

«L’appuntamento di giovedì – aveva dichiarato l’assessore al Turismo Oronzo Cilli, come si legge nel comunicato ufficiale – deve amplificare la riflessione sulla grandezza intellettuale di un uomo dal pensiero moderno, emancipato, ma anche della elegante “compagna, amica, modella e moglie” Léontine, così definita nel suo celebre Taccuino, che invito a leggere o rileggere. Quelle suggestive pagine, infatti, svelando la quotidianità dei luoghi favoriti dall’impressionista, ci narrano l’origine dei capolavori che proprio Léontine, con il lascito testamentario, volle affidare alla città di Barletta per eternare nel panorama artistico internazionale il nostro concittadino». Un lascito di cui ancora oggi noi, metaforicamente, dobbiamo ringraziare la signora De Nittis, continuando a conferirgli vita con i nostri sguardi e con la nostra deferente ammirazione.

 

 

 

A cura di Carol Serafino