«I numeri sui contagi e ricoveri di questi giorni raccontano di una Provincia BAT che dovrebbe rientrare al massimo in zona arancione, ma il Presidente Emiliano ha ritenuto di richiedere per l’intera Regione le restrizioni previste per la zona rossa, così ignorando la possibilità concessa dal Governo di diversificare le zone in una stessa regione. Tanto che, ancora oggi, questa scelta rimane un mistero». Lo asserisce una nota a firma del coordinatore provinciale di Forza Italia Marcello Lanotte e dei segretari cittadini di tutti i comuni della sesta provincia.

«Certo, la salute dei cittadini non ha prezzo, ma dopo un anno di chiacchiere da parte di Emiliano e del Partito Democratico, per non parlare del “profetico” Professor Lopalco, ci saremmo aspettati che con la conversione di un intero ospedale, come quello di Barletta, della istituzione addirittura di un ospedale militare da campo e la disponibilità del nosocomio di Bisceglie, la BAT potesse non dover sopportare ulteriori danni, indiscutibilmente ed unicamente causati dalla inconsistente gestione dell’emergenza da parte della Regione.

Se nei prossimi giorni i dati sui contagi nella BAT non dovessero mai toccare le percentuali che giustificano le restrizioni della zona rossa, ci aspettiamo che la Regione Puglia torni sui propri passi e speriamo che i Sindaci del nostro territorio sollecitino in tal senso. Diversamente, non saremmo sorpresi da eventuali class action promosse da intere categorie produttive che, ormai stremate ed abbandonate a sè, non avranno più Istituzioni affidabili con cui interloquire. Per non parlare dei disturbi psicologici derivanti dalle chiusure, dall’ansia e dalla paura del Coronavirus e delle difficoltà economiche in cui versano le nostre famiglie.

Noi non ci stiamo e riteniamo queste decisioni una profonda ingiustizia per il nostro territorio. Nonostante ciò, invitiamo tutti i nostri concittadini a rispettare sempre e comunque le regole, ma continuare a governare solo incutendo paure e terrore è davvero una pratica di basso calibro che non appartiene alla nostra cultura di Governo».