Un concertato e concentrato di dettagli, un indotto magico in grado di veicolare emozioni, di unire mondi, di raccontare storie, con un tempo sempiterno che può trascendere il gap tra passato e futuro: questo è il cinema e questo è il senso sotterraneo della seconda edizione de “Il Cinema tra Sabbia e Stelle 2021”, che attraverso la potenza di un maxi schermo presso il lido I Ribelli di Barletta e con l’alone suggestivo della golden hour all’orizzonte, vuole farsi volano dei prodigi della settima di tutte le arti. Nella serata di ieri, 29 luglio, abbiamo potuto conoscere più “da vicino” il dietro le quinte del film di punta del 2021, School of Mafia, commedia di mano italiana intrisa di humor nero, girata in parte anche in Puglia (a Nardò), in tutti i cinema dal mese scorso. Protagonisti indiscussi della presentazione, moderata dalla giornalista Floriana Tolve, il regista Alessandro Pondi, l’attrice Monica Vallerini (nel film nel ruolo di una network specialist) e l’eccellenza tutta nostrana: il giovanissimo Michele Ragno, barlettano di nascita, ventisei anni d’età e già uno dei volti protagonisti di un film di “statura” colossale.

In un clima di assoluta familiarità e armonia, data l’umiltà e la disponibilità dei tre professionisti, il pubblico (proliferato a dismisura al punto da restare in piedi) ha potuto conoscere senza sovrastrutture e filtri quel substrato che si cela dietro all’ispirazione, alla creazione di una sceneggiatura e alla conseguente produzione. Cosa ha trainato l’estro di Pondi nella stesura di una “storia di mafia” così insolita e diversa rispetto alle precedenti? «Sono stato colpito dal titolo di un articolo – ha raccontato – il soggetto nacque dieci anni fa, quando ancora non facevo il regista ma lo sceneggiatore. Avevo letto un articolo su Repubblica che parlava di Cosa Nostra negli Stati Uniti, che ormai era un’azienda, una multinazionale. I figli dei boss mafiosi erano talmente ricchi da non aver voglia di fare quello che facevano i loro genitori ma volevano diventare qualsiasi altra cosa, chef, youtuber, musicisti: insomma come i ragazzi di oggi. I genitori però non potevano permettere che il loro impero venisse sgretolato e allora si è scoperto tramite un’indagine dell’FBI che avessero scelto di spedire i propri figli nel Trapanese per fare in modo che imparassero l’arte della dottrina mafiosa: l’omertà, il senso dell’onore e così via. Questo mi fece sorridere drammaticamente e ho deciso di scrivere una commedia, pensando a quale potesse essere un modo per combattere la mafia, da autore quale sono e non ovviamente da poliziotto. Ho voluto quindi ridicolizzarla, della serie: “una risata vi seppellirà”».

16 attori in scena, 3 giovanissimi protagonisti (i “figli dei boss”, i ribelli) al netto di 182 professionisti dello spettacolo ai casting: una scrematura decisa, fulminea, che ha voluto Michele fortemente, «un Robert De Niro non bello ma che era bello» come è stato definito dallo stesso Pondi. «La cosa bella di Alessandro è che riesce a creare un gruppo, un’energia comune e riesce a guidare una nave in un porto sicuro – ha affermato Ragno – porto sicuro che è School of Mafia. Il film è veramente bello, come unica e bellissima è stata l’esperienza e per la quale vanno ringraziati tutti coloro che lavorano davanti e dietro le quinte. Il cast è un cast eccezionale, da Nino Frassica, Fabrizio Ferracane, a Emilio Solfrizzi, Paola Minaccioni, Maurizio Lombardi. Vi basti pensare che mio padre nel film è Paolo Calabresi, notizia che ha confermato quanto la posta in gioco fosse alta. Mi dico sempre che per me questa sia stata una scuola, perché ho imparato tantissimo anche guardando il lavoro dei più grandi dietro al monitor, sono attori meravigliosi. Nasco come attore teatrale e ora sto continuando ad apprendere, perché il cinema è un ingranaggio di piccoli marchingegni che lavorano e ognuno di questi è fondamentale. Michael Caine dice che la recitazione a teatro è un lavoro con lo scalpello, al cinema è un lavoro fatto con il laser, in quanto anche un piccolo dettaglio può raccontare un mondo».

Una serata che ha svelato quindi quell’osmosi seducente che è l’incastro tra scrittura, immagine e interpretazione, un tutt’uno consustanziale e inscindibile. «Senza la scrittura non ci poggiamo su niente – ha spiegato Monica Vallerini – se non c’è una storia scritta bene. Ogni carattere dei personaggi di Alessandro è da lui pensato e ben delineato, è “pennellato” potremmo dire. Dopodiché è di noi attori la possibilità di dare vita a questi caratteri che lui ha perfettamente dipinto e scritto, il regista fornisce colori, tela e tema e noi diamo le sfumature. È quello che Michele e gli altri hanno fatto con il loro ruolo, Michele è riuscito in un modo dolce e intimo a portare a sé il personaggio. Se non c’è una scrittura è tutto vacuo, il cinema è immagine ma l’immagine deve dire qualcosa, deve esserci una storia scritta bene e interpretata bene, è un concertato, un’armonia».

E dopo questo piacevole tuppertù, attestato di quanto magico ma anche faticoso sia il retropalco di un grande capolavoro del cinema, la serata si è conclusa con la proiezione del film “sotto le stelle”, per poter finalmente assaporare quel fascino dell’arte che probabilmente, per quanto si possa parlare o tentare di spiegarlo, è bello proprio perché ineffabile.

 

A cura di Carol Serafino