Un concerto tanto atteso e richiesto a più voci quello di Enzo Avitabile con i Bottari di Portico e la Black Tarantella Band, che ieri 10 ottobre non ha deluso le aspettative del calorosissimo pubblico del Teatro Curci di Barletta.

Un altro clamoroso successo per l’associazione “Cultura e Musica G. Curci”, che ha fortemente creduto in questo progetto e lo ha voluto rendere reale nonostante le restrizioni dovute al Covid-19, con uno spettacolo che ha quasi funto da rito propiziatorio, un cammino verso la “normalità”.

Protagonista è stato, per il terzo appuntamento della 37ma Stagione Concertistica organizzata dall’associazione “Cultura e Musica G. Curci” e dal suo Direttore Artistico Francesco Monopoli, un sound che viene dal nostro stesso Sud, dalla città delle 500 cupole, la Napoli di Enzo Avitabile.

Con i Bottari di Portico e la Black Tarantella Band, il maestro del groove ha regalato alla platea un concerto pervaso da quell’ardore meridionale e da quel ritmo “solleone” che fa della sua musica una combinazione di melodie, generi musicali, strumenti e musicisti diversi.

Con Enzo Avitabile (voce e sax tenore), Gianluigi Di Fenza (chitarra), Mario Rapa (batteria), Diego Coboni (tastiere), Paolo Palmieri (basso), Antonio Bocchino (sax contralto), Carmine Pascarella (tromba) e coi Bottari Carmine Romano (capopattuglia), Massimo Piccirillo (falce), Raffaele Iodice (botte), Raffaele D’amico (botte), il Teatro Curci ha ripreso vita, complici forse le note intense che richiamavo echi di strade popolose ed empiti folcloristici o forse la notizia che da oggi 11 ottobre la capienza sarà finalmente implementata al 100%, permettendo dunque di estendere le presenze in sala anche ai non abbonati.

Un concerto di ripartenza, un incontro che lo stesso cantautore – vincitore di due premi Tenco, due David di Donatello, due Nastri d’argento, un Globo d’oro, un Ciak d’oro e del Premio Ubu – ha definito come “disamericarizzazione del linguaggio, recupero della nostra identità come civiltà urbana”, facendo della scala napoletana e della lingua dialettale le sue cifre distintive.

Capofila dei brani eseguiti, quel “canto randagio” che è Don Salvatò, una canzone che riverbera fiducia e sogni. E a seguire, un omaggio a tutti i bambini del mondo, Tutt’egual song e poi ancora Nuie e ll’acqua, Napoli Nord, Canta Palestina, Salvamm o munn, Nun è giusto, Chiest’è l’Africa, It’s man’s world, La guerra di Piero, Mane e mane, Abball cu me, Soul exoress, Amma amma, Aizamm na mana, fino a quel saluto, quel saluto sempiterno privo di vincoli temporali che ha ricordato Pino Daniele, in un toccante mantello di fievoli luci sulle note di Terra mia.

Una serata magica, realizzata ancora una volta grazie alla dedizione dell’associazione “Cultura e Musica G. Curci” in concertazione con il Comune di Barletta, la Regione Puglia e il Ministero della Cultura, in spregio a qualsiasi “anticiclone” che nell’ultimo anno si è abbattuto sull’arte e sulla cultura, che continuano a persistere e a pulsare nelle anime e nei cuori. In fondo, come ha detto lo stesso Enzo… “una canzone è una speranza”.