Torna al Liceo scientifico “Carlo Cafiero” di Barletta, Gero Grassi, già onorevole dal 2006 e fino alla scorsa legislatura, e soprattutto membro della II Commissione Parlamentare sul “Caso Moro”; questa Commissione giunse a far luce su molti lati oscuri legati alla vicenda del rapimento e uccisione del Presidente della DC di allora, Aldo Moro, nel 1978. Richiesta anche da Barletta, nel 2014, con una serie di conferenze sul tema, sempre del parlamentare di Terlizzi.
“Moro vive”, un ciclo di conferenze per le nuove generazioni, giunto al 973° incontro, ieri organizzato dal professor Mario Cassanelli e voluto dalla preside dello scientifico, Rosanna Diviccaro. «Parlare di Moro significa parlare della storia d’Italia, della Costituzione, dei diritti e dei doveri della scuola media obbligatoria – ricorda ai nostri microfoni Gero Grassi – del ruolo della storia, del ruolo della giustizia, del ruolo dell’Europa, della pace. Parlare di Moro non significa parlare di ieri, ma di domani, le scuole che affrontano il percorso di studi su Aldo Moro, danno ai ragazzi la conoscenza del passato e la speranza di un futuro migliore da costruire insieme». Il racconto minuzioso di quegli anni ha coinvolto estremamente i ragazzi presenti e le molte classi collegate in streaming dalle rispettive aule, per rispettare le norme anti-Covid. Nomi e personaggi vengono introdotti con aneddoti e colpi di scena, anche legati a volti noti (ahinoi toccati da vicino o da lontano dalla vicenda) catturando immediatamente l’attenzione dei ragazzi.
Un excursus storico dell’Italia del dopoguerra e del post-fascismo, l’onorevole ha ripercorso la carriera politica dello statista di Maglie, che ha proposto la “democrazia compiuta” e soprattutto il concetto di mettere “le persone prima di ogni cosa”, uguagliando i cittadini con le persone; Moro ministro “rivoluzionario” della Pubblica istruzione negli anni ’50, che ha introdotto la scuola media obbligatoria, innalzando nettamente il livello d’istruzione, specie tra le classi più popolari. Un altro cattolico ucciso qualche anno prima è stato il presidente americano Kennedy, il cui destino già Moro riconosceva simile al proprio, perché mai gli avrebbero consentito di diventare Presidente della Repubblica, come si andava dicendo qualche giorno prima del suo rapimento.
Le tante stranezze riguardo alla strage della sua scorta in via Fani il 16 marzo fino ai 55 giorni del rapimento. Gli strani comportamenti dell’allora ministro dell’Interno Cossiga e del Presidente del Consiglio Andreotti ,con riferimenti allo IOR del cardinal Marcinkus, a collegamenti con il caso Orlandi, la Banda della Magliana, il famoso memoriale ritrovato in parte e poi custodito dal generale Dalla Chiesa, ucciso dalla mafia, dalla cui cassaforte sarebbero scomparsi documenti importanti. La famigerata loggia P2 fa da sfondo in tutte le ricostruzioni. «Moro è stato rapito e ucciso anche dalle Brigate Rosse» è il ripetuto richiamo alla verità dei fatti, che nascondono ancora più perplessità che fatti, una volta riscontrati i legami con la criminalità organizzata mafiosa, la ‘ndrangheta. «Molti volevano l’eliminazione di quel personaggio – tuona Grassi – troppo intelligente e scomodo, anche nel nostro Paese e nel suo Partito». Uno spartiacque da cui non si è più tornati indietro.





































