Sei appuntamenti in vista della tornata amministrativa del prossimo 12 giugno. Torna oggi ”Storico Elezioni”, la nuova rubrica di ”Barletta.news24.city” che ripercorrerà quotidianamente i risultati degli appuntamenti elettorali comunali della ”Città della Disfida” dal secondo dopoguerra all’ultima legislatura guidata da Mino Cannito. Dopo aver parlato ieri degli anni ’60, spazio agli anni ’70, segnati da un’instabilità a livello politico e dalla formazione di ben sei giunte in sole due legislature.
Un comunista alla guida della città, poi il ribaltamento e la giunta Tupputi-Se gli anni ’60 furono segnati da una stabilità mai in discussione, lo stesso non si poté dire per il decennio successivo nella ”Città della Disfida”. Tra il 1970 e il 1980 infatti, la città fu governata da sei giunte, anziché dalle due previste dalla doppia tornata elettorale. Anni che in Italia furono effervescenti non solo dal punto di vista politico, ma anche a livello sociale, segnati dalla ”strategia della tensione” e dal terrorismo che insanguinarono il Paese con stragi e assassinii. Volendo tornare a Barletta invece, sicuramente un ruolo determinante nella creazione di nuovi equilibri politici lo ebbe il piccolo Partito Repubblicano Italiano, a cui aderì il potente Carlo Ettore Borgia ex democristiano. I contrasti tra i due principali leaders della DC, Giuseppe Palmitessa e proprio Carlo Ettore Borgia, che passò così nella formazione politica guidata da Ugo La Malfa, esplosero nelle elezioni amministrative del 9 giugno 1970. In tale occasione, la Democrazia Cristiana passò da 19 a 13 seggi, mentre il PRI, grande sorpresa dell’appuntamento elettorale, conquistò 4 seggi. Alla guida della città, tornò dunque, a distanza di diciotto anni, una coalizione frontista, con Domenico ”Mimì” Borraccino che assunse la carica di sindaco.
La giunta di sinistra ben presto, tuttavia, pagò l’isolamento di un diverso contesto politico generale difforme da quello frontista barlettano, a sua volta in contrasto con un elettorato a maggioranza moderato. La maggioranza PCI-PSI riuscì ad amministrare per tre anni e, a Borraccino che decise di dimettersi per concorrere alle elezioni parlamentari del 1972, subentrò il comunista Giuseppe Rizzi. L’anno successivo, maturarono i tempi per la definitiva spaccatura all’interno della maggioranza. Fu il ritiro del PRI, che non riuscì a gestire una posizione ambivalente tra amministrazione comunale e consiglio regionale, a determinare la caduta di Rizzi. Si crearono le condizioni per un quadripartito: fu l’avvocato Michele Tupputi a guidare la coalizione DC-PSI-PSDI-PRI fino al termine della legislatura.
Palmitessa, Messina e Borgia-La tornata del 1975 registrò una lieve avanzata del PSI, che passò da 6 a 7, mentre il PCI, in quelle che furono le elezioni della grande avanzata in diversi comuni d’Italia, scese a Barletta 9 seggi. La riconferma della DC con 13 unità consentì la formazione di un bicolore DC-PSI, alla cui guida fu chiamato, ancora una volta, l’avvocato Giuseppe Palmitessa. La sua fu un’amministrazione di breve durata. Dopo pochi mesi, manifestò la voglia di candidarsi al Senato, ma fu sconfitto dal socialdemocratico Dante Cioce. Gli subentrò, alla guida della giunta, il democristiano Armando Messina(1976-1978). Nel 1978, anno importante per gli sviluppi della storia d’Italia, si aprì una nuova crisi politica a Barletta. La morte di Moro infatti, provocò sì un forte indebolimento della DC a livello nazionale, ma il contraccolpo fu ancor più netto nella Terra di Bari. In molte amministrazioni locali, il PSI del nuovo corso Craxi abbandonò l’intesa con il partito scudocrociato per favorire giunte di sinistra guidate da giovani emergenti socialisti. La nuova maggioranza PCI-PSI, guidata dall’ambizioso Franco Borgia, governò fino alla fine della legislatura(1978-1980).
A cura di Giacomo Colaprice





































