Sei appuntamenti in vista della tornata amministrativa del prossimo 12 giugno. Torna oggi ”Storico Elezioni”, la nuova rubrica di ”Barletta.news24.city” che ripercorrerà quotidianamente i risultati degli appuntamenti elettorali comunali della ”Città della Disfida” dal secondo dopoguerra all’ultima legislatura guidata da Mino Cannito. Dopo aver parlato ieri degli anni ’70, spazio agli anni ’80, segnati da una perdurante instabilità a livello politico e dalla nomina di ben sette sindaci in sole due legislature.

La sinistra resta alla guida per tre anni, poi il ritorno della DC- Le amministrative del nuovo decennio si aprirono con un nuovo ribaltone della sinistra barlettana. Nel 1980, la DC mantenne i suoi 13 seggi, mentre la crescita più importante fu registrata dal PSI che passò da 7 a 10 seggi: una fase importantissima per il partito guidato da Bettino Craxi che, tre anni dopo, avrebbe assunto la carica di primo ministro. Grazie anche alle 4 e alle 3 unità conquistate, rispettivamente, da PSDI e PRI, il leader socialista, Donato Paparella, non ebbe dubbi nel riproporre una maggioranza di sinistra, a cui avrebbe aderito anche il PCI. Sindaco divenne il suo ”braccio destro”, Michele Frezza, che avrebbe governato per circa tre anni. Anche in questo caso, la formula si sarebbe ben presto scontrata con quella dei governi territoriali superiori(regionale e nazionale). Così nel 1983, dopo cinque anni e mezzo, tornò un democristiano al governo della città: l’ingegnere, Gabriele Lionetti(alla guida di un quadripartito completato da PSDI, PRI e PLI ndr). La sua prima giunta restò in carica per soli cinque mesi. A pesare furono i rapporti, tutt’altro che idilliaci, con il Partito Socialista Italiano, che entrerà in maggioranza solo ad inizio 1984 in un pentapartito di respiro nazionale.  A guidarlo, fu il democristiano, Renato Russo per una larga coalizione da 31 consiglieri. Anche in questo caso, alle positive premesse iniziali fecero da contraltare gli sviluppi successivi e un ”rigetto” politico che si sarebbe concretizzato ad ottobre nello stesso anno. A succedergli, Aldo Bernardini (sempre proveniente dalla DC ndr), uomo di grande esperienza a livello amministrativo, che ”traghettò” la città verso le nuove elezioni di metà decennio.

La breve parentesi Carpagnano, il ritorno di Lionetti e la nomina di Larosa-La seconda tornata amministrativa dgli anni ’80 registrò un arretramento della DC, ormai entrata nella sua decisiva fase calante. Il partito scudocrociato passò da 13 ad 11 consiglieri comunali, mentre il PSI mantenne i suoi 10 seggi. I socialisti, motivati a riprendersi la poltrona più importante della città, raggiunsero un accordo con il PSDI, presentandosi uniti come ”Area Socialista”. L’operazione riuscì e, mentre il senatore Cioce, storico volto socialdemocratico della città, divenne sottosegretario di Stato, fu il socialista, Sabino Carpagnano ad essere eletto sindaco di Barletta. Strada spianata? Tutt’altro. Fu una crisi tra le correnti socialiste interne a determinare la caduta della maggioranza e a consentire il ritorno della DC, per la seconda volta rappresentata da Gabriele Lionetti. Eletta nel luglio 1986, la giunta Lionetti II dovette attendere per mettersi in moto, complice anche la ricerca di nuovi equilibri in seno al PSI. I socialisti, ormai guidati da un Franco Borgia in rampa di lancio non solo a livello regionale ma in anche in ottica nazionale, entrarono in coalizione nell’aprile 1987 per Lionetti III. Nuova crisi estiva l’anno successivo e formazione di un quadripartito a guida Nicola Larosa, a cui avrebbe fatto seguito un commissariamento per la chiusura di una legislatura segnata, più che dalle proposte politiche, da rivalità che avrebbero rallentato la macchina organizzativa della città.

A cura di Giacomo Colaprice