Il centrodestra vince, il centrosinistra perde, delude, si schianta rischiando l’estinzione, soprattutto a Barletta. Non solo, in Puglia ha conseguito un risultato al di sotto della media nazionale, già di per sé scarsa; Michele Emiliano dovrà interrogarsi, e probabilmente fare un mea culpa, con il segretario regionale PD Lacarra, per la gestione di questi ultimi anni. Certo si poteva correre con il M5S, come continua a ripetere il Governatore e ha anche ripetuto a Barletta durante la campagna elettorale nelle scorse settimane, seguendo il modello della sua maggioranza in Regione. Ma, non si deve guardare soltanto allo schianto, ma ai tanti segnali delle Amministrative, Regionali, scorse Politiche. A Barletta nel 2018 il tonfo già si sentì raccogliendo il 15% circa, anche se si riuscì ad eleggere la senatrice barlettana Assuntela Messina. C’erano più seggi da riempire in Parlamento, tuttavia il territorio cittadino aveva una sua rappresentanza in lista per questo partito.

Il 12% raccolto oggi a Barletta dalla principale forza progressista, non lo si può leggere diversamente: il fallimento è della classe dirigente; bisognerebbe ripartire da zero se si vuole far rivivere lo spirito progressista che comunque esiste. Lo scotto lo hanno pagato i candidati, seppur ricercati tra un’elite qualitativa, come Zinni e Lomelo, lo ha pagato la già candidata sindaco Santa Scommegna a giugno scorso. L’allarme già c’era da anni, ma si è preferito tirare a campare, sperando che la tempesta passasse. Ma pare proprio che in casa democratica non c’è mai fine al peggio. La malattia che pare aver colpito irreversibilmente questa forza politica, non le permette nemmeno di trainare, seppur minimi, i consensi delle altre piccole forze che compongono la coalizione.

Altro insegnamento che queste Politiche offrono ai progressisti è sempre lo stesso: solo l’unità paga, ma bisogna saperla costruire per tempo. Questo fanno i veri statisti, di questo hanno bisogno i singoli circoli, compreso quello di Barletta.