Le foto di Mario Dondero, la scrittura del reporter Angelo Ferracuti: è la combinazione che sarà proposta venerdì 4 novembre alle 19.30 nella Home gallery EOS di Barletta in un evento organizzato in collaborazione con l’associazione Altidona Belvedere, la Fototeca provinciale di Fermo e il Fokus Awards di Tirana (con il patrocinio del MIC – Archivio di Stato di Barletta-Andria-Trani e dell’amministrazione comunale di Barletta). Ferracuti, scrittore nato nel 1960 a Fermo, porterà in Puglia il suo romanzo “Non ci resta che l’amore”. Amico e discepolo di Dondero, nel volume racconta l’esistenza eccezionale di un uomo che ha sempre considerato la fotografia come uno strumento di democrazia. L’iniziativa matura in concomitanza con la mostra “Le foto ritrovate”, comprendente 50 foto inedite di Dondero.
La mostra racconta i luoghi di Dondero, Africa, Cuba, Irlanda, viaggi ai quali si aggiungono le sezioni dedicate alla scuola e alle persone che popolano la borsa valori: è stata avviata a metà ottobre e in programma fino al prossimo 30 novembre in corso Garibaldi 5, sede della Home gallery EOS di Maria Lanotte. Il volume rappresenta il racconto di una grande amicizia e della vita di un uomo che, con una macchina fotografica a tracolla, ha inseguito insaziabilmente la Storia. «Mario Dondero appare sempre all’improvviso, con il suo inconfondibile passo – lo descrive Ferracuti – il berretto scozzese ben calcato in testa e in mano la piccola Leica, con cui è capace di inventare la vita, qui e ora, nell’attimo miracoloso di un incontro».
“Non ci resta che l’amore”
Anni cinquanta. In mezzo a una strada di Parigi sono raccolte alcune persone, ferme, come in attesa di qualcosa o qualcuno. Uno di loro ha i capelli ispidi e brizzolati, un altro è quasi calvo, parlotta con un uomo baffuto, le mani incrociate sul petto; un altro ancora sputa in aria il fumo di una sigaretta, assorto in chissà quale pensiero. Qualcuno è lì di fronte con una Leica in mano, preme il pulsante, clic. La foto che teniamo in mano ora, sessantadue anni dopo, sembra uno scatto rubato o fortuito; eppure il dito di Mario Dondero non lascia nulla al caso, e la foto che ha scattato a Samuel Beckett, Claude Simon, Robbe-Grillet e gli altri esponenti dell’avanguardia letteraria francese è uno dei suoi capolavori. Ma Dondero non si circonda solo dei grandi del secolo – Fidel Castro, Pasolini, Francis Bacon –: va a cercare la vita negli angoli più remoti del pianeta, instancabile e insaziabile, scatta e scatta. Foto di fornai iracheni, contadini tunisini, pescatori portoghesi, operai francesi in sciopero, perché anche chi non ha un nome ha qualcosa da raccontare. Dove non trova la vita la inventa lui, ogni rullino è una metamorfosi della realtà in poesia. Per chi lo ha conosciuto, Dondero è l’ex partigiano infiammato per l’umanità, un «folletto dei luoghi» costantemente in viaggio, alla ricerca del cuore pulsante che pompa sangue nella Storia. Angelo Ferracuti, che di Dondero è stato amico e discepolo, compie la metamorfosi della realtà in arte, scrive l’avventura di questa vita eccezionale e racconta, con uno stile denso e appassionato, un’epoca di attese e speranze, un’epoca in cui tutto era ancora possibile. Non ci resta che l’amore, come una fotografia, cattura l’istante irripetibile in cui l’esperienza umana si trasmuta in vicenda universale.
Chi è Angelo Ferracuti
Ha pubblicato soprattutto reportage narrativi, tra i quali Le risorse umane (Feltrinelli, 2006), Il costo della vita (Einaudi, 2013; con un inserto fotografico di Mario Dondero; premio Lo Straniero), Andare, camminare, lavorare (Feltrinelli, 2015), Addio (Chiarelettere, 2016), e il memoir La metà del cielo (Mondadori, 2019). Collabora con il manifesto, il venerdì di la Repubblica, la Lettura del Corriere della Sera e con Radio 3.







































