L’ultimo saluto, all’esterno della chiesa dei Monaci di Barletta, con la sua musica preferita di sottofondo. Quella che amava ballare ed utilizzare con i suoi allievi durante le lezioni di danza. Conquistava con la dolcezza del sorriso, trascinava con la sua vitalità, dice chi l’ha conosciuta. I sogni di Alessia Dicuonzo si sono interrotti bruscamente la sera del primo maggio dello scorso anno, sulla strada statale 170, direzione Barletta, allo svincolo di Montaltino. Viaggiavano su una Audi A4, lei e il fidanzato insieme ad una coppia di amici quando interruppero la corsa per prestare soccorso ad un automobilista finito al centro della strada dopo aver urtato il guard rail.

È il preludio di una tragedia. Un terzo veicolo, una Citroen C3 guidata da una 23enne andriese, travolse in pieno le due macchine ferme provocando il ferimento di 12 persone. La più grave risultò proprio Alessia, che da quel momento iniziò un calvario lungo otto mesi, in uno stato vegetativo permanente, terminato solo il 10 gennaio, all’hospice Don Uva di Bisceglie dove il suo cuore ha smesso di battere. All’esterno della chiesa lo strazio di amici e parenti. Per la mamma Cristina è l’addio alla sua unica figlia. Sarà un processo ad accertare le responsabilità della morte di Alessia, due giorni fa sottoposta ad esame autoptico. Nel registro degli indagati sono iscritte due persone accusate di omicidio stradale e guida in stato di ebbrezza.