Molti sono gli spazi “senza nome”, disabitati e che potrebbero essere valorizzati in maniera migliore a Barletta. Sono proprio questi luoghi spesso ad essere teatro di spaccio, delinquenza ed altri spiacevoli episodi che ultimamente turbano non di rado la città pugliese. È questa la questione posta sotto i riflettori delle quattro associazioni culturali –Krass, Nuovi Scalzi, Sciarabbà e Fattoria degli Artisti– ideatrici del progetto di rigenerazione urbana “XLART Project”.
Il programma, vincitore dell’avviso pubblico “Creative Living Lab – 4ª edizione” e promosso dalla direzione generale “creatività contemporanea” del ministero della cultura, si è svolto nel corso di 7 mesi -a partire da Gennaio- con l’obiettivo di valorizzare e riscoprire una piazza desolata della città, alle spalle dell’ex distilleria di Barletta tra viale Marconi, via Vittorio Veneto e via Alfredo Reichlin, che insiste in una zona periferica e poco frequentata. Le associazioni partner hanno condotto un’indagine prima di cominciare l’avventura, raccogliendo le opinioni dei cittadini attraverso interviste svoltesi direttamente sul luogo. Numerosi sono stati inoltre gli interventi di sensibilizzazione sul tema proprio verso gli studenti di diversi licei ed istituti professionali di Barletta.
Il 30 giugno si è così svolto nel piazzale l’evento finale gratuito a cui hanno partecipato persone di tutte le età, prendendo parte attivamente alle diverse attività laboratoriali proposte. Una serata di danza, musica e teatro, finalizzata ad accendere un faro su uno spazio dimenticato ed auspicare l’inizio di un nuovo luogo.
La soirée si è aperta con un momento rivolto ai più piccoli -curato dall’attrice barlettana Olga Mascolo- attraverso lo svolgimento dei tradizionali giochi per bambini, come la quadriglia, la trottola e i nastri, realizzati con il recupero di materiali inutilizzati, ad esempio cd e tappi di latta, finalizzato al coinvolgimento sia dei ragazzi che degli adulti, per dimostrare che basta poco per poter abitare uno spazio in maniera costruttiva. “Un percorso fatto da bambini, ragazzi, adulti e anziani tutti! Si sono realizzate reti, rapporti e legami nati dalla condivisione di uno spazio di cui tutti possiamo prenderci cura e in cui praticare una socialità partecipata. -asserisce la Mascolo- come in ogni esperienza, il percorso per realizzare una pratica di riqualificazione urbana è tutto in salita, metaforici “ponti di legno” e ostacoli da attraversare o superare sono all’ordine del giorno, ma la volontà di tutti ha permesso di arrivare ad un evento finale davvero coinvolgente, con proposte eterogenee e vibranti”.
Altra occasione di intrattenimento per le persone presenti è stata la presentazione del “teatro dell’oppresso” da parte di Savino Italiano, attore della compagnia “I nuovi scalzi”. Si tratta di un genere che nasce in Sud America alla fine del novecento. Non il classico teatro in cui lo spettatore guarda, ma un teatro che propone un problema da risolvere che riguarda gli spettatori in prima persona. L’intento è far proporre al pubblico una soluzione democratica e fornire di conseguenza gli strumenti di cambiamento personale, sociale e politico per tutti coloro si trovino in situazioni di oppressione. Una tecnica utilizzata nel tempo anche nelle scuole, nei tribunali o in parlamento e che è servita in questo caso per una riflessione su alcune dinamiche cittadine spesso inosservate. La scena proposta è stata quella di una piccola piazza in cui sorgono diverse esigenze, come quella dei bambini che non hanno un proprio spazio o delle mamme che trovano giostrine sempre rotte, ma nel momento in cui arriva il sindaco tutti fanno “buon viso” e fingono che le cose stiano andando per il meglio. “Certo non è stato sempre semplice -ha sottolineato Italiano – abbiamo trovato alcune difficoltà e constatato che non tutti hanno compreso il reale valore del servizio culturale offerto alla città. C’è chi ha bisogno di conoscere il costo delle cose per comprenderne il valore, ma anche questo è un lavoro che dobbiamo continuare a fare”.
L’evento si è concluso con la proclamazione del nome scelto per l’intitolazione della piazza. L’area senza alcun nome si chiamerà “Largo Manrico Gammarota”, in ricordo dell’autore, regista ed autore televisivo, scomparso a febbraio del 2015 e precedentemente direttore artistico del Teatro Curci di Barletta.
a cura di Francesca Caputo






































