La forza del colore dinamico valorizza delle forme morbide e concrete che richiamano la modernità dei momenti in cui sono state realizzate le opere. Questo traspare dalla mostra “Antonio Bernardini: la scoperta di un’artista”, replicata dopo il successo dell’edizione romana realizzata presso l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, questa mattina inaugurata a Barletta presso Palazzo San Domenico.
Una scoperta, come dice il titolo, reale per due motivi: innanzitutto far conoscere alle nuove generazioni la figura di Antonio Bernardini, già direttore del Museo Civico e Pinacoteca “Giuseppe De Nittis” dal 1965, quando il museo barlettano aveva ancora sede a Palazzo San Domenico, e svolge un ruolo fondamentale di valorizzazione del patrimonio artistico cittadino; il secondo motivo è la scoperta dell’artista, poco noto per questa attitudine anche a chi lo ha conosciuto.
La mostra sarà visitabile con ingresso libero dal 24 gennaio al 27 febbraio nel piacevole chiostro del Palazzo di San Domenico.
Bernardini è stato un’artista instancabile, ciò lo dimostrano le circa 600 opere, tra dipinti a olio, disegni e manifesti. Il progetto espone circa trenta opere oltre a fotografie, lettere personali e manoscritti dell’artista seguendo un percorso cronologico e la parabola creativa di Bernardini. 
Presente oggi, per l’inaugurazione presso la sala conferenze di Palazzo San Domenico, l’attuale Direttore del Museo Civico barlettano e curatore della mostra Francesco Picca: «Una realtà immaginata: una mostra che permette di scoprire Barletta attraverso l’occhio indagatore di Antonio Bernardini». Infatti, le prime opere degli anni ‘40 sono paesaggistiche e poi la produzione più matura dà spazio a raffigurazioni in chiave onirica di elementi di modernità e personaggi a lui cari. «Le opere si distinguono per una cromia ricchissima e vibrante, spesso associata a formati medio-grandi – prosegue Picca – che sembrano oltrepassare i limiti fisici della tela per entrare in dialogo diretto con l’osservatore».
Realizzato un documentario dalla nipote Paola Bernardini, premiata filmaker con le testimonianze della pittrice barlettana Maria Picardi Coliac, dell’artista Paolo Vitali, Gennaro Damato, Nino Vinella, Francesco Picca e Antonio Bernardini (nipote).
Questa mattina ne ha ricordata la forza espressiva l’omonimo nipote, Antonio Bernardini, già ambasciatore che ha lavorato in India, Giappone, con le rappresentanze presso le Nazioni Unite a Ginevra e New York, è stato ambasciatore presso l’ONU in Brasile, in molti altri Paesi, e oggi ad Abu Dhabi.
Presente anche il sindaco di Barletta Mino Cannito: «È un atto di riconoscenza nei confronti di Antonio Bernardini, il cui lato artistico non conoscevo e questa sua mostra ce lo fa conoscere in maniera inedita perché noi lo conoscevamo come personaggio di un grande spessore culturale e dai suoi quadri molto belli lo si nota. Domani gli dedicheremo la sala convegni di San Domenico e quindi è un riconoscimento morale e artistico alla persona, la cui memoria diventa cultura». Ricordando che da oggi il panorama degli artisti barlettani si arricchisce di questa nuova scoperta.
Questa mattina è intervenuto anche l’assessore alla Cultura del Comune di Barletta, Oronzo Cilli: «Oggi osserviamo opere meravigliose visto che Bernardini aveva una formazione artistica, aveva frequentato l’Accademia e i suoi quadri mostrano una grande capacità interpretativa e i visitatori potranno anche vedere immagini e illustrazioni della nostra città che testimoniano l’amore che Antonio aveva per Barletta. È anche un modo per riannodare i fili con la memoria, far conoscere alle nuove generazioni questo artista e quest’uomo che ha saputo dar tanto alla sua città».
Antonio Bernardini – nasce a Trinitapoli nel 1920 da una famiglia di origini toscane. Si diploma in pittura presso L’Accademia di Belle Arti di Roma. In Puglia sarà docente di disegno in varie località e finalmente dal 1965 Direttore del Museo barlettano. Una vita piuttosto solitaria e discreta, amante degli animali e della natura. Al momento della sua morte, avvenuta nel 1989, i suoi familiari trovano nella sua casa una vasta raccolta di tele, disegni, incisioni e scritti.
































