“La costa barlettana continua ad arretrare, divorata dal mare e dall’indifferenza, con l’erosione che sta mettendo seriamente a rischio la sicurezza di pedoni e automobilisti che ogni giorno percorrono la litoranea di Levante per raggiungere la zona industriale”. L’allarme lanciato due giorni fa da Rete Civica e dai suoi referenti Giuseppe Calabrese, Giuseppe Dibari e Raffaele Patella non è caduto nel vuoto. Da sabato pomeriggio il tratto della litoranea di levante di Barletta dopo lo stabilimento dell’ANMI è stato chiuso con delle transenne al traffico veicolare e pedonale per il pericolo di cedimento di una porzione della sede stradale. Duecento metri prima un altro divieto di transito è stato invece autorizzato per consentire i lavori in corso dell’Enel. I geologi hanno da tempo messo in guardia i territori: il recente crollo dell’Arco di Sant’Andrea in Salento, i cedimenti della falesia sulla costa sud di Trani, i rischi che incombono sui faraglioni garganici dimostrano che le coste pugliesi necessitano di maggiore attenzione e tutela. Nella zona della foce dell’Ofanto il mare divora dai 2 ai 3 metri di costa ogni anno e gli interventi di salvaguardia attuati in passato sulla litoranea di Ponente di Barletta si sono dimostrati fallimentari. La Regione ha stanziato negli scorsi giorni 26 milioni di euro per contrastare l’erosione dei litorali, di cui 1.800.000 euro sono destinati alla Provincia Bat. Mercoledì è previsto un incontro tra il Presidente Lodispoto e i sindaci dei comuni costieri per programmare l’utilizzo dei fondi. Resta tuttavia un’incognita: se la cabina di regia dovesse rimanere in capo alla Provincia, queste risorse rischierebbero di non poter essere impiegate a causa della crisi politica che, venti giorni fa, ha portato alla mancata approvazione del bilancio e alle contestuali dimissioni di undici consiglieri




































