«Barletta, città delle agavi»: è con questo titolo provocatorio che il circolo Legambiente di Barletta lancia un appello urgente all’Amministrazione comunale, chiedendo di rivedere i criteri di gestione del patrimonio arboreo e arbustivo cittadino e di abbandonare il ricorso sistematico all’Agave americana in favore di essenze autoctone del territorio mediterraneo.
Le ragioni della denuncia sono molteplici. Dal punto di vista ecologico, l’agave è una specie aliena invasiva che non fornisce servizi ecosistemici significativi: uccelli e insetti impollinatori non trovano in essa alcuna risorsa, con il risultato di creare, secondo Legambiente, veri e propri «deserti biologici» in giro per la città. Dal punto di vista della sicurezza, le spine terminali rigide ad altezza d’uomo rappresentano un rischio concreto per i pedoni, tanto più che diversi esemplari sono collocati in aree ad alta frequentazione come via Dante Cioce. Né le agavi contribuiscono in alcun modo alla riduzione delle isole di calore urbane, obiettivo invece imposto dalla legge 14 gennaio 2013 n. 10 sullo sviluppo degli spazi verdi urbani, che obbliga i Comuni a prevedere un albero per ogni nuovo nato o adottato, a tutelare il verde esistente e ad adottare piani del verde per mitigare le temperature.
Particolarmente grave, secondo il circolo ambientalista, è quanto avvenuto in occasione della costruzione dei nuovi sottopassaggi di via Andria e via Pertini, realizzati da RFI. In quel contesto, l’Amministrazione non avrebbe colto l’opportunità di richiedere, nell’ambito degli accordi con il gestore ferroviario, la messa a dimora di essenze autoctone capaci di fornire ombra, abbattere le temperature estive e favorire la biodiversità. Si è invece optato, secondo Legambiente, per il criterio del «minimo sforzo» e della «pianificazione zero», scegliendo agavi che non richiedono manutenzione ma non offrono alcun beneficio ambientale reale.
Il circolo cita altri esempi emblematici di occasioni mancate: le essenze messe a dimora nella zona 167, di cui oggi non resterebbe che «uno sfocato ricordo», e le rampicanti di via Vittorio Veneto, piantate da Ferrotramviaria e ormai ridotte, secondo la descrizione, a «legna da ardere».
«Non è più accettabile che si continuino a piantare specie aliene prive di valore ecologico, mentre le nostre città soffrono il caldo sempre più intenso delle estati mediterranee», si legge nel documento. «A Barletta, finora, queste occasioni sono state sistematicamente mancate.» Legambiente si dice disponibile a un confronto con l’Amministrazione per accompagnare il passaggio da una gestione del verde orientata al minimo impegno di risorse a una pianificazione che metta al centro il benessere dei cittadini e la tutela dell’ambiente.





































