Non è solo una questione di intonaco che cade o di asfalto che cede: è l’immagine plastica di un sistema amministrativo che sta mostrando tutte le sue crepe. Quello che sta accadendo al sottovia di Via Imbriani – Viale Marconi non è un semplice “imprevisto tecnico”, ma il simbolo di una gestione della cosa pubblica che sembra aver smarrito la bussola della programmazione, procedendo per tentativi e toppe superficiali. A dichiararlo in un comunicato sono i referenti della lista “Emiliano sindaco di Puglia”.
Un investimento senza sicurezza
Spendere quasi 225 mila euro di soldi pubblici per ritrovarsi, dopo appena due anni, con i calcinacci che minacciano la testa dei cittadini è un fatto inaccettabile. Non siamo di fronte all’usura del tempo o a un degrado decennale, ma a un fallimento amministrativo evidente. Quando si investono cifre di questa portata, la comunità si aspetta sicurezza e durata, non l’ennesimo nastro rosso di “lavori in corso” che paralizza la città.
Il caso del sottopasso ricalca tristemente quanto già visto con i cantieri per la fibra ottica. Lo schema è ormai un copione già scritto: si vende ai cittadini l’illusione dell’innovazione (che sia la banda ultra-larga o un sottovia moderno), ma l’esecuzione si rivela approssimativa. Le ditte arrivano, aprono i cantieri e “ripristinano” in modo così grossolano che, alla prima pioggia, le strade si trasformano in un campo di battaglia. Buche profonde, avvallamenti e un effetto “patchwork” di catrame scadente che mette a rischio l’incolumità di automobilisti e ciclisti.
Il cittadino barlettano si ritrova a pagare due volte: la prima per finanziare l’opera, la seconda per i danni causati dall’inefficienza. È la cultura del risultato immediato a discapito della tenuta nel tempo. Una politica degli annunci che preferisce tagliare nastri piuttosto che monitorare seriamente la qualità dei materiali e la tenuta dei collaudi.
Se un’opera ristrutturata con centinaia di migliaia di euro perde i pezzi dopo pochi mesi, qualcuno deve risponderne. Il denaro pubblico non può essere considerato un fondo perduto per esperimenti falliti. Barletta non ha bisogno di nuove promesse, ma di amministratori attenti, controlli rigorosi sulle ditte e il coraggio di pretendere lavori a regola d’arte.
Siamo di fronte a una mancanza di rispetto verso chi la città la vive ogni giorno e merita infrastrutture degne, non un’eterna e pericolosa trapunta di toppe.