La Procura della Repubblica di Trani ha emesso un provvedimento di fermo di indiziato di delitto nei confronti di un senza fissa dimora di 47 anni, ritenuto responsabile della morte di un uomo di 49 anni, anch’egli senza fissa dimora, deceduto nel pomeriggio di sabato 11 aprile nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Barletta. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha successivamente convalidato il fermo disponendo la custodia cautelare in carcere dell’indagato.
Secondo quanto ricostruito dai carabinieri del Comando Provinciale di Barletta-Andria-Trani, l’aggressione fatale si è verificata nel pomeriggio di venerdì 10 aprile. L’uomo avrebbe rintracciato la vittima per strada colpendola con estrema violenza per diversi minuti, con pugni e calci molti dei quali diretti alla testa, senza lasciarle alcuna possibilità di difesa. L’aggressione sarebbe proseguita anche quando la vittima si trovava ormai inerme su una panchina, nella completa indifferenza dei passanti. Le lesioni riportate hanno provocato una grave emorragia cerebrale, evoluta in un coma da ematoma epidurale e infine nel decesso, avvenuto il giorno successivo.
Fondamentali per la ricostruzione dei fatti sono stati i filmati di videosorveglianza acquisiti, che mostrerebbero un’aggressione sostanzialmente unilaterale. L’indagato sarebbe riconoscibile per fattezze e abiti: le immagini lo mostrerebbero arrivare sul posto, togliersi la giacca e iniziare a colpire ripetutamente la vittima. A rafforzare il quadro indiziario vi sono anche alcuni messaggi audio inviati tramite WhatsApp a un conoscente, poi acquisiti agli atti, nei quali l’uomo avrebbe manifestato un forte risentimento nei confronti della vittima, in quel momento già ricoverata in condizioni critiche.
Nella notte di sabato l’indagato è stato rintracciato, condotto in caserma e interrogato dal Pubblico Ministero, che gli ha contestato il delitto di omicidio volontario aggravato. Nei prossimi giorni verrà eseguita l’autopsia sul corpo della vittima. Le indagini dei carabinieri proseguono sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Trani, che ha autorizzato la diffusione dei filmati acquisiti per rintracciare i testimoni dell’aggressione.






































