“Nel futuro ognuno sarà famoso per 15 minuti” diceva Andy Warhol. Banksy, invece, afferma “Ognuno nella vita avrà 15 minuti di anonimato”. Si apre con questi due manifesti, la mostra inaugurata oggi, nei sotterranei del Castello di Barletta, dedicata a due geni dell’arte contemporanea e della comunicazione: Andy Warhol, il padre della Pop Art e Banksy, il re della Street Art. Un’ esposizione con oltre cento pezzi originali che cerca, attraverso uno studio che mette i due artisti allo specchio, di dimostrare quali e quanto forti siano i punti di contatto tra due maestri d’arte, seppur esponenti di correnti stilisticamente e temporalmente distanti tra loro.

Dal 19 luglio fino al 29 novembre, si potranno ammirare dei veri e propri pezzi d’arte da novanta nel Castello di Barletta, in una mostra di respiro internazionale: dalle celebri lattine di zuppa e la Marilyn Monroe di Warhol fino alla “Ragazza con il Palloncino Rosso” e il “Lanciatore di Fiori” di Banksy, passando anche per pezzi, come l’iconica copertina dell’album pietra miliare del rock “The Velevet Underground & Nico”, autografati da Warhol in persona.

Due modi di vedere il mondo ma anche di “stare” al mondo. Se Banksy gioca in assenza con il mistero della sua identità, Warhol interpreta un vero e proprio personaggio, dei cui panni si sveste solo quando esce di scena. Ma in entrambi è centrale il tema del capitale e del consumo: se il padre della Pop Art lo racconta come componente naturale dell’epoca in cui vive, l’altro lo critica e lo decostruisce, malgrado poi lo sfrutti piegandolo a suo vantaggio.

La società dei consumi, le guerre, le grandi industrie, il potere costituito, la vetrina dei social e la critica sociale. L’arte che condanna ma si fa prodotto alimentando lo stesso sistema che sembra voler demolire. Una mostra che porta con sé grandi temi che, tra bellezza estetica e dirompenza emotiva, non può lasciar uscire il visitatore senza prima averlo indotto a una riflessione.

Damiana Civita