È stato un incontro ricco di spunti di riflessione quello che si è svolto sabato alle ore 18 presso la biblioteca “I Funamboli” di Barletta, dove è stato presentato il libro di Mario Gianfrate, “Delitto Matteotti – Il mandante”. Un’opera che si inserisce nel panorama delle ricerche storiche più rigorose e attente, offrendo una nuova chiave di lettura su uno dei momenti più bui della storia italiana: l’assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti, ucciso nel 1924.
Gianfrate ha offerto al pubblico non solo una brillante analisi degli eventi che portarono alla morte di Matteotti e all’ascesa definitiva del fascismo, ma anche un’indagine accuratissima sulla manipolazione delle fonti e della memoria storica. Il libro si distingue per la sua capacità di scoprire dettagli cruciali, “dimenticati” o deliberatamente rimossi dal resoconto ufficiale. In particolare, Gianfrate ha esaminato i verbali stenografici della Camera dei deputati, dimostrando come alcune parti del famoso discorso di Matteotti, durante il quale denunciò pubblicamente il regime fascista, siano state omesse o alterate, per nascondere elementi che avrebbero potuto compromettere la narrativa ufficiale del regime.
Grazie al meticoloso lavoro di ricerca dello storico di Locorotondo, che ha utilizzato fonti diverse, tra cui giornali di orientamento politico opposto come La Giustizia, L’Avanti! e L’Unità, ma anche organi di stampa apertamente fascisti come La Gazzetta di Puglia, è stato possibile ricostruire una versione più completa e autentica di quel fatidico discorso, svelando dettagli inediti e cruciali. Una riscoperta che ci permette oggi di comprendere meglio il contesto e le motivazioni dietro quel tragico omicidio, nonché la sistematica disinformazione che ha caratterizzato il regime fascista.
Durante l’incontro, Gianfrate ha sottolineato non solo l’importanza storica di Matteotti e del suo sacrificio, ma anche la rilevanza del suo lascito politico e morale. La figura dell’esponente socialista, infatti, è oggi più che mai attuale, soprattutto in un contesto politico italiano che, a suo dire, sta vivendo pericolosi parallelismi con le dinamiche autoritarie del passato. Un invito, quindi, a riflettere sulla nostra memoria collettiva e a non dimenticare il valore della libertà e della giustizia, che Matteotti ha incarnato fino alla morte.
A cura di Giacomo Colaprice




































