“Per quanto sia sbagliato, quando ti torna comodo lo ritieni giusto.” Se Publilio Siro, drammaturgo romano nato nell’85 avanti Cristo autore di questo aforisma, avesse conosciuto un’abitudine coltivata negli anni da alcuni cittadini di Barletta, probabilmente avrebbe sottoscritto a caratteri cubitali il concetto.
Ci riferiamo a un appuntamento diventato ormai una triste tappa fissa nella routine di alcuni barlettani. Quello con la cena, accompagnata da tavolini in plastica che invadono marciapiedi e strade, dalla presenza spesso di musica e addirittura di mini-tende da campeggio per far giocare i più piccoli, nel parcheggio di viale Ippocrate. Siamo nella periferia ovest della città e per sfuggire al caldo dei mesi estivi la vicinanza con la campagna può aiutare. Sin qui tutto lecito. Peccato che sullo sfondo ci sia l’ospedale Dimiccoli, distante nemmeno 100 metri e che spesso porta gli avventori della struttura a parcheggiare nelle ore diurne proprio in quello spiazzo che di notte diventa sede di divertimento e baldoria.
Basta farsi un giro in zona in una serata d’estate qualsiasi per rendersi conto della situazione. Centinaia di persone l’hanno scelta, o meglio occupata, (ci sarebbe anche una tassa sull’occupazione dello spazio pubblico, ma questa è un’altra storia) come “ristorante alternativo”. Le famiglie arrivano, tirano fuori dalle auto i tavolini e le sedie pieghevoli ed estraggono cene al sacco. E per chi fosse sprovvisto del cibo, nessun problema. Diversi venditori ambulanti di panini e bibite, considerato il florido “mercato” che l’area ha animato, sono pronti per i rifornimenti degli avventori. Sarebbe curioso capire se chi ha concesso loro i permessi per esercitare la vendita a pochi metri da un luogo di cura abbia riflettuto sull’opportunità della cosa.
Già, perché in fondo nessuno dei citati commette un reato, questo sia chiaro. È tutta una questione di opportunità e di decenza: è davvero necessario mangiare, bere, ridere, scherzare e spesso – lo raccontano i ricoverati al Dimiccoli – far esplodere fuochi d’artificio a poche decine di metri da un ospedale, dove più di qualcuno lotta tra la vita e la morte? E che biglietto da visita denso di inciviltà offre una città – peraltro dotata di un litorale lungo cinque chilometri – in tal senso? E ancora: è possibile che quel parcheggio si trasformi ogni sera in un luogo di aggregazione senza che nessuno intervenga? Le risposte sarebbero sin troppo semplici da individuare. Ma, come spesso capita, è forse meglio voltare la testa dall’altra parte e far finta di niente.





































