Finisce sotto la lente della Procura di Trani la tappa del Jova Beach Party ospitata sul lungomare di Barletta nell’estate del 2022. I magistrati indagano su presunti danni ambientali legati all’allestimento del palco e delle strutture sulla spiaggia. Secondo l’accusa, per preparare l’area del concerto sarebbero stati modificati circa 16mila metri quadrati di arenile, una zona sottoposta a vincolo paesaggistico e caratterizzata dalla presenza di dune e vegetazione spontanea. L’inchiesta, coordinata dal procuratore Renato Nitti e condotta dai Carabinieri Forestali, contesta a vario titolo i reati di inquinamento ambientale colposo, abusivismo edilizio in area protetta e falso ideologico. Tre le persone indagate: il dirigente comunale Francesco Lomoro, l’allora amministratore della Barsa, Michele Cianci, e il progettista incaricato dalla società organizzatrice dell’evento, Mario Luigi Dicandia. Quest’ultimo, secondo gli inquirenti, avrebbe attestato nella relazione tecnica che l’installazione di strutture temporanee non fosse soggetta ad autorizzazione paesaggistica. Al centro delle contestazioni ci sono anche gli interventi eseguiti con mezzi meccanici: in particolare il livellamento della spiaggia, la rimozione della vegetazione e la movimentazione di grandi quantità di sabbia, fino a una profondità media di circa mezzo metro. Operazioni che, sempre secondo l’accusa, avrebbero comportato la trasformazione dell’habitat costiero, con danni alle dune e alterazioni dell’ecosistema. Un’area, sottolineano gli investigatori, frequentata da specie protette come il fratino e potenzialmente idonea alla nidificazione della tartaruga marina caretta caretta, entrambe tutelate da normative nazionali e internazionali. L’indagine è partita dagli esposti presentati dalle associazioni ambientaliste che fin dall’inizio avevano sollevato dubbi sull’impatto dell’evento sulla natura del territorio. Mercoledì sono previsti gli interrogatori degli indagati davanti ai Carabinieri Forestali.



































