Per coprire i suoi debiti verso lo Stato e altri creditori, si sarebbe appropriata dei soldi presenti sui conti correnti delle procedure fallimentari che le erano state affidate dal Tribunale. Con questa accusa la Guardia di Finanza ha arrestato Antonella Daleno, curatrice fallimentare di 58 anni, di Barletta, finita ai domiciliari insieme al marito Salvatore Liso, 61enne di Andria conosciuto come “Titti”. Insieme a loro sono indagate altre 6 persone. Le accuse a vario titolo sono di peculato, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, trasferimento fraudolento di valori e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Secondo l’accusa Daleno si sarebbe appropriata di circa 200mila euro dai conti di sette procedure fallimentari che seguiva e, contemporaneamente, con l’aiuto di un avvocato tributarista barese (Francesco Romanello Pomes) avrebbe anche simulato la vendita di una casa alla suocera, la quale poi l’ha donata alle nipoti. Un secondo appartamento sarebbe poi stato venduto cancellando rapidamente l’ipoteca grazie all’aiuto di un dipendente dell’Agenzia delle Entrate di Bari, e con la complicità della notaia barlettana Francesca Paola Napoletano, la quale secondo chi indaga avrebbe messo a disposizione il suo conto corrente professionale per accreditare il corrispettivo della transazione, senza farlo transitare su quello della Daleno (evitando pignoramenti) e indicando consapevolmente sull’atto del rogito un codice fiscale errato. Antonella Daleno, inoltre, avrebbe fatto sparire numerosi altri beni di valore come orologi di lusso, gioielli e una moto (attraverso un finto passaggio di proprietà). Oltre ai domiciliari per la donna e il marito, il gip del Tribunale di Trani ha disposto il divieto temporaneo di svolgere l’attività professionale nei confronti dell’avvocato tributarista Pomes per sei mesi, del notaio Napoletano per tre mesi, la sospensione dall’esercizio di pubblico ufficio per sei mesi a carico del dipendente dell’Agenzia delle Entrate, e il divieto di dimora nella BAT nei confronti di altri tre indagati di Andria e Barletta. Infine è stato disposto anche il sequestro preventivo a carico di Daleno e Liso per oltre 500mila euro, cifra ritenuta come il profitto dei reati di peculato e sottrazione fraudolenta.