La ferma convinzione che il livello di emancipazione di una comunità sia strettamente legato alla condizione delle donne all’interno di essa è alla base dell’incontro organizzato dal Collettivo Exit venerdì 14 ottobre presso la sala consiliare del Comune di Barletta dal titolo “La resistenza delle donne kurde: dalla difesa dei territori all’Antifascismo”, a cui hanno partecipato Ozlem Tanrikulu, presidente di “UIKI-ONLUS” e ambasciatrice del popolo kurdo in Italia e Simonetta Crisci, avvocato membro del consiglio direttivo della Casa Internazionale delle donne.
Il Rojava, regione del Kurdistan siriano ci offre ormai da anni un esempio di fiera resistenza allo Stato Islamico e alla sua repressione di tipo etnico e sessuale. In una società patriarcale e maschilista, le combattenti YPJ (Unità di difesa delle donne) hanno messo in moto, un processo di riappropriazione della parità dei diritti e di rivendicazione di un ruolo da protagoniste nella società kurda, partecipando alla lotta armata e all’autogoverno delle loro comunità.
Queste popolazioni, infatti, hanno proclamato tre anni fa l’autogoverno e costituito una società che può essere un modello non solo per gli stati del Medio-Oriente, dilaniati dai conflitti e dal fondamentalismo religioso, ma anche per l’Occidente, troppo spesso ancora arretrato in campi come l’emancipazione femminile. Si tratta del confederalismo democratico, che prevede parità di genere, uguali diritti per tutte le etnie, libertà di culto per tutte le confessioni, sostenibilità ecologica, democrazia diretta e partecipata e municipalismo libertario.
Creare un percorso di solidarietà e cooperazione tra la nostra città e le popolazioni del Rojava, sotto forma di patto di amicizia o gemellaggi tra comuni, non è affatto un obiettivo di secondaria importanza. Infatti, oltre che un atto di solidarietà, difendere le comunità oppresse da un nuovo tipo di fascismo può essere per Barletta un modo di onorare il suo passato. Inoltre, non dimentichiamo che conoscere è la più grande arma contro l’intolleranza, perciò informare dell’esistenza di una società così emancipata, costituitasi in un territorio straziato dalle difficoltà, può fornire un esempio di civiltà e progresso e cambiare il nostro punto di vista riguardo la realtà Medio-orientale.





































