Teodoro Dibenedetto, 92 anni, ex ferroviere, nella sua lunga vita ne ha viste tante, ha attraversato diverse epoche storiche, da quelle più tristi per la storia dell’umanità a quelle della rinascita, economica, culturale e tecnologica, ma tra tutti un giorno è rimasto indelebile nella sua mente, quello del tragico crollo di via Canosa quel 16 settembre 1959, in cui uno dei più gravi casi di malaedilizia nella storia della nostra città portò alla morte di 58 persone e numerose altre ne rimasero ferite.
Teodoro è l’ultimo testimone oculare vivente dei fatti, un uomo dotato di un’eccelsa cultura, coltivata nel tempo tra continui appunti e letture, in una vita dedicata al suo mestiere di ferroviere e alla famiglia. Teodoro è un uomo che ancora, a 92 anni, sa narrare con grande sensibilità e delicatezza di una tragedia risultata da speculazioni, malaffare e indifferenza. Una tragedia a lungo trascinata nell’oblio, poi riscoperta e dettagliatamente portata alla luce anche grazie all’operato del “Gruppo di lavoro Barletta via Canosa 1959-2009” formato dal giornalista Nino Vinella e dai familiari rappresentanti delle vittime che ha contribuito a “determinare nella coscienza della nostra città la rinascita della speranza in una città dove la sicurezza della casa è un traguardo costante di vita”. Un imperdibile reportage del “Gruppo di lavoro” raccoglie infatti tutto il materiale giornalistico prodotto dai tempi dei fatti sino ad ora. Una tragedia i cui atti giudiziari finirono con l’essere abbandonati al tribunale di Trani, una tragedia per la quale le famiglie del palazzo crollato, continuarono a pagare le cambiali concordate per saldare il loro debito d’acquisto, una tragedia che dilaniò intere generazioni, portando povertà e tristezza, dolore e rancore.
Quel giorno Teodoro era di servizio al passaggio a livello di Via Canosa ed è ancora vividissimo il ricordo di quei attimi nel suo animo, lo si percepisce dai suoi occhi che, velati di lacrime, portano l’eco di un antico dolore, quello che colpì un’intera città e scosse le più alte istituzioni. Il prezioso racconto di Teodoro, giovane sposino dell’epoca, è una dichiarazione storica, un documento di inestimabile valore, una testimonianza unica che abbiamo così voluto riportarvi.
«All’epoca ero caposquadra deviatore, occupavo il posto nella cabina posto C di Barletta, nei pressi del passaggio a livello di via Canosa, che adesso non esiste più. Svolgevo servizio di notte e smontavo alle 7. Disponevo i semafori all’arrivo e alla partenza dei treni con un mio collega deviatore, alle 6:46 partiva da Barletta un treno Barletta-Foggia. Una volta disposti i segnali di partenza, uno dei due deviatori usciva dalla cabina e quel giorno fui io. Mentre ero fuori, guardavo questo palazzo di fronte e ad un certo momento sentì dei rumori poi vidi un afflosciamento di questo palazzo che si piegò al centro. Erano per l’esattezza le 6:42, forse 6:43. Vorrei aggiungere che un capogestione mio amico, Nino Gambino, smontava alle 6:30, tutte le volte si fermava da me, avevamo lo stesso turno, e chiacchieravamo e discutevamo, lui restava un po’ per non andare subito a casa e non svegliare i bambini, abitava nel palazzo che crollò. Quella mattina invece passò di fronte anziché passare davanti a me. Lo chiamai, “Nino, Nino! Non vieni?” “No Teodoro – disse- devo andare, ho sonno.” “Ma vieni –gli dissi- ti devo dire una cosa”, ma nulla, non volle venire. Andò a casa, non so se fece in tempo ad arrivare al suo appartamento o se morì durante il percorso. Inoltre lì c’era l’autista che andava a prendere la corriera in deposito sotto al palazzo, il deviatore, Cascella Gaetano trattenne l’autista e lo salvò che altrimenti si sarebbe trovato sotto al crollo. Un condomino, il dottor Palmitessa, dopo la mezzanotte uscì con gli amici ed era lì sotto che discuteva e festeggiava, dato che faceva caldo, io ero fuori e mi avvicinai, sentì che gli amici gli facevano gli auguri e chiesi di poterglieli fare anch’io. Mi dissero “Il signore ha fatto il viaggio di nozze, ci ha invitati a festeggiare. Dopo si seppe che anche il dottor Palmitessa era morto nel crollo con la moglie, probabilmente nel sonno. Ciò che mi è rimasto impresso e che mi emoziona molto fu vedere questo palazzo che andava giù, me lo ricordo ancora. Forse non c’era nessun’altro a vedere tutto, credo solo io e il mio collega. In un attimo sparì tutto davanti a noi. Quando partì il treno successivo il macchinista si fermò per far vedere il crollo. Ricordo che quella notte avevo indossato la divisa nuova, si impolverò tutta, tanto che tornato a casa mia moglie mi chiese cosa fosse successo. Ed ecco cos’era successo. »
















































