L’Anfitrione di Filippo Dini riscritto da Sergio Pierattini chiude in bellezza a Barletta al Teatro Curci la straordinaria tournée che ha portato in giro per l’Italia l’intramontabile classico di Plauto che dal III secolo a. C. continua ad appassionare tutte le epoche con la storia del più ambiguo e perfido dei tradimenti, genesi del mito di Ercole e riflessione profonda del nostro essere mortali, del nostro rapporto con noi stessi, con i nostri limiti e le nostre paure. In definitiva con il nostro doppio.

Sono gli attori, tutti bravi e tutti ottimi conversatori ad analizzare le caratteristiche dello spettacolo. Lo fanno nel corso dell’incontro con il pubblico tenutosi nel foyer del Curci, sollecitati dagli interrogativi e dalle considerazioni dei presenti. Il tema del doppio, espresso sotto forma di commedia esplode in questa storia con grande modernità. L’alternarsi tra verità e inganno origina situazioni comiche e bizzarre, spiazzanti che fanno da specchio alle vicende sempre più disorientanti della nostra quotidianità. Gli interpreti talentuosi e tutti all’altezza, coinvolgenti e travolgenti rendono la commedia godibile, trascinando il pubblico in fasi esilaranti con applausi a scena aperta e risate convinte.

Perfetta l’armonia sul palco grazie ad Antonio Catania (Anfitrione) “padrone della scena” arrembante politico, dilettante populista che vince le elezioni ma persevera negli errori dei congiuntivi e che nel discorso finale darà la colpa agli dei per quello che succede nel mondo, nella vita di tutti i giorni; Barbora Bobulova (Alcmena) vera vittima della vicenda che alterna dolcezza e rabbia; Valeria Angelozzi (la serva Bromia) subisce come la padrona, la doppiezza fisica dei personaggi; Giovanni Esposito (Sosia) caratterista di grande esperienza, alimenta il ritmo della rappresentazione con vere e proprie macchiette, con battute all’impronta che variano ogni sera (e qui si rileva il peso specifico dell’attore di razza) a seconda dell’empatia con il pubblico. Straordinaria, infatti, l’improvvisazione dei protagonisti che vantano una carriera indiscussa. Gigio Alberti (Giove) usa la dolcezza necessaria per conquistare Alcmena e alla fine mostra tutta la sua immortalità e i suoi poteri da padrone dell’Olimpo; Valerio Santoro nei panni di Mercurio con naturalezza “fa il duro” contro il vero Sosia e“il tenero” con Bromia.

Illustrando al pubblico i personaggi che interpretano, gli attori non trascurano gli aspetti relativi alla scenografia, al gioco di luci, al grande equilibrio in scena creato da un gruppo coeso, rafforzato dall’amicizia dei componenti il cast. Inizialmente scettici, confessano, nutrivano alcune perplessità all’esordio della commedia riscritta da Pierattini. Ma i dubbi sono venuti meno, girando l’Italia, giorno dopo giorno, con gli applausi e i consensi degli spettatori e della critica. Gli attori non trascurano neppure il loro punto di vista sulla realtà del teatro plaudendo il pubblico del Curci, “un gran bel teatro” evidenzia Gigio Alberti, raccogliendo il giudizio unanime dei suoi colleghi, plaudendo e apprezzando il calore degli spettatori e la simpatica conversazione con i presenti all’incontro “Fuori scena”.