Delusione, ma anche orgoglio per un lungo lavoro che ha avuto consenso dalla commissione esaminatrice e che ha coinvolto in prima linea non solo tecnici e dirigenti, ma anche numerosi ragazzi e volenterosi. Emergono queste sensazioni dalle parole di Oronzo Cilli, ex assessore della giunta Cannito con delega a cultura e promozione del territorio, in merito alla candidatura di Barletta a ”Capitale italiana del libro 2022”, sconfitta in finale da Ivrea.

”Ovviamente-esordisce-da una parte c’è stata delusione, dall’altra felicità che il progetto abbia avuto consenso dalla commissione. Ivrea ha meritato, ha coinvolto diversi imprenditori del loco. Sono personalmente contento, pur non non essendo più assessore, dell’impegno che hanno portato avanti la dott.ssa Scommegna, il commissario Alecci e i ragazzi. Abbiamo fatto il massimo, c’è stato un grande impegno da parte di tutti”.

Si cercherà comunque di portare avanti diverse idee che sarebbero dovute andare ”in cantiere” in caso di vittoria. ”C’è stato un impegno da elogiare-prosegue-del commissario, che si è mosso in prima linea e ha visto che il progetto poggia su solide basi. Ha proposto di continuare sulla base di quelle idee che si possono portare avanti. Ci siamo incontrati settimana prossima tutti quanti, verranno valutati i progetti finanziabili ed è positivo il fatto che il commissario voglia portare avanti queste idee. L’idea adesso è quella di selezionare progetti per riproporli poi quest’anno. Alcuni di questi avrebbero avuto una validità annuale, ora si potrebbero ridurre periodo e costi. Vogliamo avere maggiori attenzioni dalla Regione. Speriamo che possa trovare il modo per aiutare Barletta”.

Il sogno nel cassetto. ”Faccio una premessa. Alla base della candidatura non c’era l’idea di premiare Barletta in virtù del patrimonio già in possesso, ma era un punto di partenza. Vogliamo dare un impulso al comune per investire nel mondo della cultura: gli eventi portano turismo. Il sogno è quindi quello di mettere un tassello nuovo, vogliamo investire per il nostro futuro. Si è creato un gruppo di ragazzi per fare questo dossier, finalmente c’è stata una visione d’intenti comune. Iniziamo a capire che possiamo fare di più insieme piuttosto che singolarmente”.

A cura di Giacomo Colaprice