Bambina è una piccola sposa di appena dodici anni, che sogna il mare e una casa grande, “tanto grande che ti ci puoi perdere”. È lei che dà inizio a una catena di donne dai destini incrociati, le cui vicende si snodano in tempi e luoghi differenti. Bambina crede di realizzare il suo sogno giungendo in un maestoso palazzo posto di fronte al mare dove, insieme a uno stuolo di “mogli felici” e di serve, abitano Fiordiloto, la giovane che la accudisce, e Capellidargento, la saggia e amorevole cuoca, dalla pelle chiara e gli occhi colore del cielo. A quest’ultima spetta il compito di consolare le altre donne, rassegnate ad una vita meschina. Sarà lei a narrare le storie di Fiamma, Lina e Lisetta, che con grande determinazione hanno vinto la battaglia contro il “Fato avverso”. Viaggiando nel tempo e nello spazio, entra in scena la principessa Animabella che vive nella torre abbandonata di un vecchio castello, imprigionata da un “antico e misterioso incantesimo” che la tiene lontana dal mare.
E’ questo il racconto -apparentemente di fantasia- che Paola Colarossi narra nel suo libro “Ti prometto il mare.” Si tratta infatti di una catena di fiabe, ma che cerca di fare luce su una delicata problematica spesso trascurata dalla società: la privazione di libertà che vivono ancora oggi moltissime spose bambine nel mondo. I dati riportano difatti che ogni anno 12 milioni di ragazze si sposano prima di raggiungere la maggiore età. Una ogni 2 secondi. Se non si agisce immediatamente, più di 150 milioni di ragazze diventeranno spose bambine prima del 2030. A porre dunque l’attenzione sull’opera della scrittrice, nella giornata di venerdì 8 settembre presso la sala comunità S. Antonio di Barletta, è stato il centro studi “Barletta in Rosa A.P.S.” con la presidente prof.ssa Mariagrazia Vitobello. Presenti anche l’assessore alle pari opportunità del comune di Barletta. avv. Anna Maria Scommegna, la presidente dell’associazione “Fermiconlemani” avv. Tiziana Cecere ed infine l’autrice di “Parto di cuore” dott.ssa Grazia Maria Lops. 
Ma ad illuminare particolarmente la serata sono state quindici donne, di tutte le età, che hanno affiancato la presentazione leggendo personalmente diversi passi tratti dal libro. Queste ragazze, commuovendoi presenti ma soprattutto l’autrice, hanno indossato delle maglie -realizzate dalla docente di arte nonché socia dell’associazione Antonella Palmitessa– raffiguranti le quindici del racconto, dando così un corpo vivido a quelle difficili storie. “Per mare nel libro si intende la vita e la speranza, introduce Mariagrazia Vitobello, si parla di quindici donne forti che incarnano il desiderio di far giugnere un messaggio: mai più spose bambine”. Parliamo di un fenomeno reiterato, e che “Non ci riguarda in apparenza da vicino -spiega la Colarossi- Pensiamo così che, non potendo intervenire, il problema non ci tocchi da vicino. E’ vero che non possiamo intervenire. Quindi che senso ha parlare di spose bambine nel 2023 a Barletta? Ha senso se ci fermiamo un attimo a pensare come trattiamo noi stessi i bambini.
In un decreto di stamattina si è detto che un ragazzo di 14 anni è da considerarsi già un uomo. Io sono una professoressa e dico invece che a quell’età li ritrovo spesso abbandonati a sé stessi, depressi e già sofferenti di ansia. A 14 anni i bambini si comportano da grandi, ma perché sono stati abbandonati. Conosco storie di bambine sottratte alle famiglie e fatte diventare prostitute. Hanno meno di dodici anni, la tariffa è di 500 euro, i clienti sono tutti professionisti e verso poi i sedici o diciassette anni sono costrette a subire un’operazione che si chiama svuotamento, che prevede la rimozione dell’apparato genitale interno. Allora dove siamo noi adulti a tutelare i nostri bambini? Oggi pomeriggio guardando i dati delle ragazze date in moglie, come anche delle morti a causa di parti che il loro corpo non può tollerare e delle bambine suicidate, sono stata davvero male”.Bisogna dunque affidarsi ad organizzazioni, come l’Onu o l’Unicef, che se ne occupino attivamente. Bisogna dire stop alle bambine deprivate del loro diritto all’infanzia e questo libro, nel suo piccolo, contribuisce allo strumento più potente che abbiamo per contrastare un tale abominio: la conoscenza.









































