Sovranità popolare e Diritti dei lavoratori a rischio, l’Art. 1 al centro

Sovranità popolare e Diritti dei lavoratori a rischio, l’Art. 1 al centro

Nel vivo, anche a Barletta, la discussione sul referendum costituzionale

a cura di Paolo Doronzo

Entra nel vivo, anche a Barletta, la discussione sul referendum costituzionale che si svolgerà nel prossimo ottobre. Questo riguarda in primis il Senato nella riforma a firma del ministro Boschi del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi; questo coinvolge direttamente l’Art. 1 della Costituzione che scandisce la sovranità popolare nella democrazia italiana. Ieri sera, nella sala conferenze del Comando dei vigili urbani, si è svolto un interessante convegno riguardante proprio il primo articolo della Costituzione, parlando anche dell’argomento Lavoro, organizzato dalla sigla nazionale nascente di Sinistra Italiana. A tale gruppo fa riferimento Sinistra Unita per Barletta, quella parte passata all’opposizione di Cascella, il cui portavoce, Giuseppe Defazio, ha introdotto la serata di ieri con il riferimento al «poco fausto risultato del referendum del 17 aprile scorso sulle piattaforme petrolifere, anche per Sinistra Unita che aveva sostenuto le ragioni del Sì. Sono intervenuti per i saluti iniziali la capogruppo consiliare di Sinistra Unita, Maria Campese, denunciando il ritorno al passato per quanto riguarda i diritti acquisiti dei lavoratori; il consigliere comunale di Sinistra Unita, Carmine Doronzo, soffermandosi sulla strategia «dell’uomo solo al comando», riferendosi al Presidente Renzi, la cui maggioranza assomiglierebbe sempre più a quella che in Consiglio Comunale regge il sindaco Cascella, approfittando dell’occasione per attaccare le sue «vane parole», ad esempio per quanto riguarda il Bilancio partecipato, annunciato e mai realizzato, bilancio che dovrà essere discusso nel prossimo Consiglio comunale: «La vera alternativa di sinistra dobbiamo costruirla anche a Barletta».

incontro di Sinistra Unita
incontro di Sinistra Unita

Gli illustri relatori della serata sono stati il prof. Marco Barbieri, Ordinario di Diritto del Lavoro dell’Università di Foggia, il prof. Ugo Villani, Ordinario di Diritto Internazionale dell’Università di Bari e, per le conclusioni, l’On. Alfredo D’Attorre, deputato di Sinistra Italiana. Barbieri si è soffermato sulla «Demolizione dei diritti in atto dal Governo centrale, in tutti i sensi dai lavoratori, agli studenti, a tutto il sistema democratico. Prima si è soffermato sul percorso degli ultimi decenni che hanno portato a una regressione sul tema dei diritti dei lavoratori. Ricordandoci che la favola che ci vanno raccontando non è vera, cioè quella che le ideologie politiche sono morte. La prospettiva di Sinistra Italiana è sicuramente positiva poiché va a costituirsi come ciò che si vuole sia distrutto, cioè un partito». Villani ha descritto minuziosamente la Riforma Boschi-Renzi, soffermandosi sui principali elementi cui sarebbe necessaria una maggiore rilettura, come la mancanza dell’elezione diretta del nuovo Senato scelto dai consiglieri regionali, la difficoltà di adempiere con il giusto impegno a ‘doppi mandati’; la Camera dei Deputati sarà smisuratamente più forte numericamente del Senato, che nell’elezione del Presidente della Repubblica risulterebbe certamente sfavorevole a quest’ultimo. Inoltre, come più spesso ribadito, il problema sorge effettivamente sulla compresenza di tale Riforma costituzionale con la legge elettorale, cosiddetto Italicum, che assicurerebbe un Parlamento composto perlopiù di nominati, centrando il potere nelle mani del Governo. Il prof. Villani non si è fatto mancare l’accostamento storico con la Legge Acerbo, che consentì al Partito nazionale fascista di ottenere un’assoluta maggioranza in Parlamento con una risicata vittoria alle urne, dando così il via alla dittatura; l’altro riferimento storico è stato alla cosiddetta legge truffa del 1953, voluta dalla Democrazia Cristiana, attribuendo una maggioranza schiacciante alla coalizione che avrebbe superato il 50% dei voti. Cosa che peraltro non avvenne, ma c’è già una differenza rispetto al disegno di Renzi che invece attribuisce il premio di maggioranza non alla coalizione, ma soltanto alla lista vincente.

D’Attore ha concluso dichiarando la volontà di ricostruire un’unica forza di sinistra, in grado di aggregare anche movimenti diversi da quelli della sinistra più radicale, come i socialisti e i cattolici che vogliono essere alternativi a questa deriva renziana. Dunque, il classico criterio dell’includere e non escludere per determinare una nuova concertazione nella sinistra.
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