Ultime due settimane per decidere se accettare la proposta referendaria che riguarda la riforma costituzionale, già votata dal Parlamento, oppure respingerla lasciando la composizione organica dello Stato così com’è ora. Il 4 dicembre prossimo si vota, dunque, per un referendum che interviene su ben 47 articoli della nostra Costituzione, non necessitando del raggiungimento di un quorum, vista appunto la sua natura costituzionale, decretandone l’esito in base alla maggioranza di coloro che decideranno di recarsi alle urne. Ormai al rush finale, ieri pomeriggio, presso la sala consiliare al primo piano del teatro Curci, si è svolto il Dibattito#3 organizzato dal Comitato “Basta un Sì per cambiare”, giocato in salsa barlettana con due relatori entrambi ex sindaci di Barletta: l’avv. Franco Borgia, già sindaco nel 1978/’80, consigliere regionale, e deputato, per il Sì, e l’avv. Raffaele Fiore, sindaco nel 1994/’96, quale sostenitore del No. L’incontro interessante nei contenuti, è stato introdotto e moderato da Giuliana Damato, consigliere comunale PD e Stefano Chiariello, già segretario cittadino del Partito Democratico.15133626_10209781468626855_1186620929_o

Fiore ha denunciato «l’inizio di un percorso verso l’autocrazia», un disegno ben chiaro che il Presidente del Consiglio Renzi ha avuto sin dal principio, volendo escludere le tante proposte raccolte nel periodo precedente alla presentazione del testo, offrendo oggi una dialettica che non può esimersi dall’esprimere anche delle valutazioni politiche riguardo a queste intenzioni. «Spero che la vittoria del No il 4 dicembre sia anche un modo per opporsi ad un premier che ha messo la democrazia sotto i piedi. Renzi non ha proposto una riforma che serve al Paese, ma ha proposto un’altra Costituzione, completamente deformata, che serve soprattutto a se stesso e al suo partito». Lo stesso art. 138 della Costituzione sancisce la possibilità di una modifica del testo costituzionale, cosa già prevista dai costituenti del 1948. Borgia ha riferito riguardo al superamento del bicameralismo paritario, soprattutto nella possibilità prevista dalla riforma che sia soltanto la Camera dei Deputati a votare la fiducia per il Governo come una «necessità generata dal bisogno di stabilità».15145207_10209781455626530_508740021_o Inevitabilmente tale discorso richiama alle attenzioni espresse dagli organismi finanziari internazionali, intravedendo possibilità negative per l’Italia se dovesse vincere il No. La deriva antidemocratica che potrebbe suscitare qualora passasse questa riforma, è tornato a ribadire Fiore, va a delegittimare la rappresentatività degli eletti in Parlamento: «I Governi cadono perché non c’è coesione politica neanche nei partiti di maggioranza relativa, e non perché esiste un’altra Camera paritaria come il Senato». Secondo l’ex democristiano si tratta di una legge molto confusa in grado di renderci un «bicameralismo pasticciato»; la composizione del nuovo Senato e le modalità non ancora chiare per la sua elezione, sono stati altri argomenti trattati durante il dibattito dai due relatori. L’ex sindaco socialista ha ricordato che la coesistenza di due Camere con funzioni praticamente identiche è l’unico esempio europeo, sebbene già in molti paesi esista il bicameralismo con una Camera rappresentante i territori. La necessità per la Politica di tornare a decidere, concetto ripreso anche nel precedente dibattito dall’on. Violante. «Il Senato come previsto – ha detto Fiore – non ha senso: un consigliere regionale o un sindaco non può fare il parlamentare a mezzo servizio perché arriverebbe sempre impreparato, soprattutto sulle questioni di natura nazionale come le riforme costituzionali o le leggi elettorali o i referendum su cui rimangono le stesse competenze di ora; mi sorprende la pochezza di questa costruzione istituzionale». Grande indignazione espressa dallo stesso per una norma “impalcatura” che, di fatto, non va a risolvere nessuno degli importanti temi di cui il Paese necessita e per l’arroganza del premier. È chiara la difficoltà per il fronte del No di attenersi allo scritto del quesito referendario, senza giungere a giudizi politici pro o contro Renzi, per una riforma che in un modo o nell’altro proietterà i propri risultati ben al di là di questo Governo.15146699_10209781452746458_1586894002_o L’America, nostro punto di riferimento come esempio di democrazia, è riuscita ad eleggere un personaggio come Trump senza l’effettiva maggioranza dei votanti, per il complicato sistema elettorale, non per questo ricadendo nell’accusa di essere contro la democrazia; Borgia ha ricordato che gli strumenti di democrazia che oggi abbiamo a disposizione non sono più sufficienti a garantire la governabilità, perciò, come già previsto dai costituenti, è possibile intervenire sul testo costituzionale già esistente. Fiore ha concluso con una particolare dicotomia: «gli elementi da considerare per poter scegliere cosa sostenere il 4 dicembre sono la rabbia per i diritti inattuati per cui bisognerà votare No, e la speranza che ci offre il “democrazia stai serena”, per cui è lecito sostenere il Sì». Borgia ha valorizzato il sostegno al Si ribadendo l’importanza di consentire il prosieguo di una stagione riformistica che può portare l’Italia veramente verso il miglioramento.

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