La Traviata alla Multisala Paolillo, il pubblico apprezza

La Traviata alla Multisala Paolillo, il pubblico apprezza

«L’avevo già visto in teatro, ma al cinema è ancora più bello»

Uno dei più grandi classici di tutti i tempi è stato trasmesso in diretta via satellite dalla Royal Opera House di Covent Garden, mercoledì 30 gennaio, presso la Multisala Paolillo di Barletta: ad incantare la folta rappresentanza cittadina “La Traviata”, lo straordinario capolavoro in tre atti di Giuseppe Verdi. L’opera, ispirata al dramma La Dame aux Camélias di Alexandre Dumas figlio, diretta da Richard Eyre e avvalsa dell’ eccelsa partitura musicale dell’Orchestra of the Royal Opera House, è da sempre stata considerata opera teatrale prestigiosa, nonostante l’infelice debutto al Teatro La Fenice di Venezia nel 1853, probabilmente per la scabrosità della trama. Ha toccato da quel momento i palcoscenici internazionali imprimendosi nel cuore delle platee di tutto il mondo e ad oggi è ritenuta opera di indiscutibile eccellenza. La trama racconta la tormentata e proibita storia d’amore fra la cortigiana parigina Violetta Valery e il giovane Alfredo Germont, interrotta bruscamente su richiesta del padre di lui, Giorgio Germont, interpretato dal grande Placido Domingo, tenore, baritono e direttore d’orchestra spagnolo. Trasmettere gli spettacoli della Royal Opera House in diretta via satellite include delle novità che per i cittadini barlettani risultano molto interessanti. Ad esempio, fra un atto e l’altro, il pubblico ha potuto assistere ad interviste completamente inedite ai protagonisti.

Traviata 2

E così abbiamo conosciuto i retropensieri e le sensazioni di Ermonela Jaho e Charles Castronovo, interpreti dei due amanti. I due hanno svelato di essere molto complici e intensi nelle loro interpretazioni, non limitandosi a cantare semplicemente in modo intonato: «Noi crediamo in quello che cantiamo. Ci diamo energia a vicenda», ha svelato lei commossa. Illuminante anche l’intervista al regista Richard Eyre, il quale ha spiegato la scelta dell’ambientazione d’epoca ma di stampo più moderno e alcuni dettagli relativi alle scenografie, rappresentative dello sfarzo vacuo e della reale solitudine della protagonista. Un grande riconoscimento non poteva mancare a Sir George Christie, direttore della Glyndebourne Opera, scomparso pochi anni fa e ricordato con emozione: «Quando gli chiesi cosa si aspettasse da quest’opera teatrale mi disse di volere semplicemente dei grandi abiti», ha ricordato Eyre sorridendo. Una proiezione che ha lasciato nella platea stupore ed entusiasmo, che ha sortito suggestioni attraverso la perfetta fusione di canto e danza, suspense e trepidazione, al punto che c’è stato chi in mezzo al pubblico ha azzardato: «L’avevo già visto in teatro ma al

cinema è ancora più bello».

A cura di Carol Serafino