L’idea di una nuova green belt costiera per la città di Barletta

L’idea di una nuova green belt costiera per la città di Barletta

“Il mare, il parco, la città”: la proposta di un gruppo di giovani architetti barlettani

Autori: Arch. Massimiliano Cafagna (architetto_classe 88), Dott. Arch. Giuseppe Tupputi (dott. architetto_classe 89). Anna Maria Camapese (architetto_classe 89), Giuseppe Cesario (ingegnere civile-ambientale_classe 91), Angela Nunzia Delcuratolo (architetto_classe 85), Daniela Delcuratolo (ingegnere edile_classe 89), Lucia Maria Dimonte (architetto_classe 91), Fernando Giannella (architetto_classe 87) Giuseppe Gissi (architetto_classe 89), Davide Napolitano (ingegnere civile_classe 88), Michele Porcelluzzi (laurea in architettura_classe 94), Maria Alessandra Rutigliano (architetto_classe 92), Ornella Spadaro (architetto_classe 92).

Il rapporto tra la città di Barletta e il suo mare è un rapporto che si è lentamente affievolito nel tempo. La città – o, meglio, le differenti città che compongono Barletta: il centro storico, la città consolidata, le periferie, le campagne coltivate, le aree industriali – e il mare non si parlano più.

Eppure Barletta ha storicamente avuto un florido rapporto con la sua costa, sviluppandosi come città di pescatori e di mercanti, oltre che di contadini. Poi, con l’avvento della società industriale, il mare è stato piuttosto utile a scopi meccanici, per raffreddare le macchine e direzionare gli scarichi. La città ha metaforicamente voltato le spalle alla costa. Ciò non bastasse, al contempo, a causa del fenomeno dell’accumulazione dei detriti che provengono dalla foce dell’Ofanto, la città e il mare si sono, di fatto, fisicamente separati.

Lo spazio prodottosi, negli anni, in seguito all’arretramento delle acque marine, è oggi lasciato genericamente vuoto e spesso inutilizzato, è occupato da brani di campagne agricole, vuoti urbani residuali, edifici industriali dismessi trasformatisi in giardini spontanei, capannoni sparsi e parcheggi.

Questo spazio invece potrebbe essere considerato come uno spazio di filtro tra le campagne, i quartieri di San Giacomo Settefrati, Santa Maria, le grandi industrie di Levante e le spiagge barlettane. Questo spazio, tutt’oggi fortunatamente non edificato (eccetto qualche rara eccezione ai limiti della legalità), potrebbe essere considerato come una imperdibile occasione per definire nuove relazioni creative, pro-attive tra la città e il mare, per rinsaldare questo secolare rapporto compromesso dalla mancanza di una visione progettuale organica e unitaria.

Per questo motivo, soprattutto di fronte alle recenti affermazioni che hanno proposto al dibattito politico la possibilità di realizzare nuove volumetrie sulla costa, intendiamo ancora una volta rispondere indicando un’altra via, un’alternativa all’immobilismo o alla nuova edificazione sulla fascia litoranea (poiché questo significherebbe, in fondo, nuova speculazione edilizia).

In quanto giovani professionisti attivi nel territorio, proponiamo alla città una idea, una visione progettuale che si faccia carico della necessità di ricucire, di rinsaldare il rapporto tra la città di Barletta e il suo mare. Si tratta dell’idea di un grande parco lineare costiero, un progetto inedito di green belt che tiene assieme i campi agricoli di Ponente, ai piedi del cimitero, nuovi boschi, aree verdi attrezzate e giardini pubblici, che arrivano fino sotto le mura antiche della città. Si rovescia la logica tradizionale della greenbelt interna, cioè come limite tra città e campagna, per portarla ad un novo significato di limite/cerniera con il mare.

Qui, il parco incontra il castello, con il suo enorme fossato-giardino verde, e poi prosegue giù fino a

Levante, ad abbracciare anche quelle grandi porzioni di ‘terzo paesaggio’ nate all’interno e nei

dintorni dei grandi contenitori industriali dismessi, come ad esempio la Cartiera Mediterranea.

Un’idea questa che è già stata, forse in parte, anticipata dal progetto di Emilio Ambasz & Associates per il lungomare, che fu commissionato dal Comune di Barletta ai tempi dell’amministrazione Salerno e fu poi dimenticato; un’idea che offrirebbe anche oggi molti vantaggi paesaggistici e urbanistici. In primis, da un punto di vista ecologico, contribuirebbe in gran misura a diminuire l’inquinamento atmosferico, migliorando la qualità dell’aria in tutta la città, abbattendo l’inquinamento acustico e migliorando anche le prestazioni bioclimatiche.

Inoltre, da un punto di vista urbanistico, questo parco lineare costiero soddisfarebbe lo standard di verde pubblico e si costituirebbe inoltre come una importante infrastruttura verde da percorrere a piedi o in bicicletta per vivere ed immergersi in un’articolata esperienza spaziale ed ambientale che lega e connette, in un disegno unitario, moltissime parti della città.

Ma, soprattutto, questa visione strategica offrirebbe la possibilità di liberare il valore d’uso collettivo di questi luoghi, di riutilizzare, di riappropriarsi degli spazi interclusi e di alcuni degli spazi più significativi della città che, tutt’oggi in mano ai privati, versano spesso in stato di incuria e/o di degrado, se non, in alcuni casi, di totale abbandono.

Siamo sicuri sia in quanto tecnici che in quanto cittadini dei vantaggi che il perseguimento di questa strategia, di questa visione di città comporterebbe. E non solo. Questa linea di intervento potrebbe assumere anche un inedito valore identitario e rappresentativo per la città intera, che potrebbe seguire l’esempio di tante altre realtà italiane ed europee, dotandosi di un waterfront monumentale verde. Cosicché, qualora si passasse in barca al largo della città, o vi si arrivasse direttamente dal mare, si vedrebbero, da lontano, in un solo colpo d’occhio, il blu del mare, il verde cangiante del parco e sopra la città.

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