Le dimissioni da sindaco di Mino Cannito non sorprendono più di tanto, non un vero colpo di scena, osservando gli accadimenti delle ultime settimane con l’apparente impossibilità di comporre il quadro della situazione politica barlettana in Consiglio comunale, dove manca una maggioranza da settimane. Tardive, probabilmente, queste dimissioni che, a meno di imprevedibili sorprese, dovrebbero essere confermate entro 20 giorni, come prevede la legge.

La seconda volta che in Cannito rassegna le proprie dimissioni, già nell’agosto del 2018 pochi mesi dalla propria elezione, ma la causa resta più o meno sempre la stessa cioè una crisi interna alla maggioranza che fin dal primo giorno ha dato filo da torcere a questa Amministrazione, che si è più volte dovuta rinnovare con assessori rappresentanti di forze più o meno varie. Inutile cercare quello che non c’è: mercoledì ci sarà la seduta consiliare che sicuramente deciderà e chiarirà con parole definite il destino dell’Amministrazione Cannito. Già le opposizioni, allargatesi come già da noi anticipato ai consiglieri Bufo e Dipaola, al presidente del Consiglio comunale Dicataldo, oltre ovviamente al gruppo consiliare che ha causato tale crisi, cioè il gruppo dei consiglieri di “Cantiere Barletta”, stanno sottoscrivendo una mozione di sfiducia, già presenta dai 3 consiglieri di Coalizione Civica da sottoporre alla massima assise cittadina. In realtà, vista la presentazione delle dimissioni del Sindaco, risulterebbe praticamente superflua la presentazione di una mozione, anche se servirebbe a chiarire il ruolo delle opposizioni.

Nell’opinione pubblica, i commenti sono più disparati, restando in ballo il dubbio per l’eventuale gestione delle tante decine di milioni di euro, che giungeranno al Comune di Barletta con il PNRR; non avere una vita politica in questo momento potrebbe risultare un grave handicap per la città. A questo punto vi sarebbe un lungo periodo di commissariamento fino alla prossima primavera.