Insultato perché gay: il barlettano Boris da Barbara D’Urso

Insultato perché gay: il barlettano Boris da Barbara D’Urso

“Sono rimasto impietrito dagli insulti” ha raccontato a Pomeriggio 5

Boris Capasso, giovane trentenne barlettano, che vive a Roma, è stato vittima di insulti perché gay. Negli scorsi giorni è intervenuto a Pomeriggio Cinque per raccontare la sua storia a Barbara D’Urso. Un intervento volto ad esaltare l’importanza dei diritti umani e dei diritti LGBT, per sostenere una società volta al rispetto di ogni essere umano indistintamente. Abbiamo intervistato Boris chiedendogli di raccontarci l’episodio che ha vissuto in prima persona.

E9422A3A-ABDF-4C89-A825-ABE22FBDABCA 948E0013-65BB-44DA-A97A-C24FD26423F7

Sei stato vittima di insulti e di cattiveria gratuita, raccontaci un po’ cosa ti è successo esattamente?

«Lo scorso 17 settembre, ero uscito di casa dalla mattina presto per andare a lavoro. Dopo aver finito di lavorare e aver sbrigato alcune commissioni in centro, nel pomeriggio, intorno alle 17:00 finalmente stavo rientrando. Una volta arrivato e aperta la porta di casa, ho trovato per terra, proprio vicino all’ingresso, un foglio bianco piegato in due. Una volta aperto il foglio, ho letto una serie di cose orribili e di insulti omofobi, indirizzati proprio a me. Ero impietrito. Per un momento mi ha preso un gelo totale. Non mi sembrava vero perché ancora adesso trovo assurda tutta questa faccenda, questa cattiveria gratuita e questo accanimento contro di me. Mi era già successo in passato di ricevere offese per il mio orientamento sessuale e ho sempre cercato di reagire con indifferenza ma un attacco, un episodio così grave e pieno di odio, non mi era mai capitato di viverlo. Questa terribile lettera mi ha fatto scattare immediatamente qualcosa dentro. Mi è venuto istintivamente di scrivere a Barbara D’Urso, colei, l’unica persona del piccolo schermo che da anni e anni, con impegno, ostinazione ed enorme sensibilità, porta avanti diverse battaglie, tra cui quella contro l’omofobia. Volevo che Barbara sapesse di questa triste faccenda e desideravo, attraverso lei, avere voce su una tematica e una problematica che esiste da diverso tempo e che tuttora è attuale, che coinvolge moltissime persone che vengono discriminate, bullizzate, emarginate, intimidite e nel peggiore dei casi picchiate o anche uccise (solo per il loro orientamento sessuale). Nel giro di pochi minuti, mi è arrivata la risposta tempestiva all’email che avevo scritto a Barbara D’Urso. Mi sono sentito sin da subito più sereno, meno inquieto grazie a lei, alla professionalità e alla premura della sua splendida redazione.»

A tuo avviso perché si verificano episodi del genere?

«Cose del genere accadono perché, nonostante siamo nel 2019, purtroppo esistono ancora tanti stupidi cliché e tanta incomprensibile ignoranza. Ci sono individui a cui preoccupa e spaventa la possibilità di una normalità omosessuale e di una realizzazione affettiva e familiare nella società, tanto da spingere questa nicchia di persone, ad essere accecata dall’odio e dalla cattiveria, tanto da indurli a voler punire senza alcun motivo i gay. Si tratta di persone che hanno problemi interiori ma non è mai troppo tardi o troppo presto per diventare persone migliori.»

Cosa hai provato dopo aver ricevuto quel biglietto?

«Ho provato tanta incredulità, un enorme fastidio e non credevo ai miei occhi, non riuscivo a credere che una cosa del genere, così assurda, fosse successa realmente a me.»

Qual è il tuo pensiero sui diritti umani?

«Il mio pensiero è che siamo tutti uguali a prescindere dalla nostra etnia, dal nostro orientamento religioso, sessuale e politico. Che non deve esistere nessuna distinzione. Che non deve esistere nessuna tortura verbale, psicologica o fisica. Siamo nati liberi e dobbiamo esserlo sempre, rispettando e facendoci rispettare…sempre.»

Cosa senti di consigliare a chi subisce cattiverie simili?

«A tutti quei ragazzi/e, a tutte le persone che sono vittime di pregiudizi, offese, di aggressioni verbali o fisiche e che si trovano a non avere la forza di reagire, che si trovano a vergognarsi di se stessi, che hanno paura o pensano di essere malati solo perché gliel’hanno fatto credere gli altri, vorrei dare il mio grido di incoraggiamento, di amore e sostegno. Qualunque sia la vostra lotta, per favore, non fatevi intimidire da nessuno. Combattete per la vostra felicità e per il vostro amor proprio. Non fate mai il gioco di chi vuole vedervi stare male. E denunciate, denunciate e denunciate, affinché al più presto l’omofobia diventi solo un brutto ricordo. L’unione e l’amore fanno la forza. Prima o poi verrà approvata una legge che punisce severamente la violenza omofobica quindi abbiate fiducia e armatevi di positività.»

Cosa hai dedotto da questa triste storia?
«Mi ha ferito tantissimo ricevere quel foglio pieno zeppo di insulti, ma io continuo ad essere orgoglioso di ciò che sono e rinascerei esattamente così. Il mio augurio è che la mia testimonianza possa dar forza a quelle persone fragili che in questo momento stanno vivendo attacchi omofobi. Siamo tutti indistintamente esseri speciali e quando ci guardiamo allo specchio dobbiamo essere contenti e soddisfatti di ciò che siamo. Lo sconforto, la tristezza e la vergogna dobbiamo lasciarli a chi è omofobo. Voglio rinnovare la mia profonda gratitudine a Barbara D’Urso per ciò che ha fatto, che fa e continuerà a fare per la comunità LGBT e per aver voluto che raccontassi assieme a lei, la mia testimonianza a Pomeriggio 5. E spero che presto queste persone si rendano conto che il loro atteggiamento è sbagliato e quindi chiedano scusa».