Stravagante, strabiliante, stregone, carismatico … Quello scugnizzo di Lello Arena nel consueto incontro “Fuori scena” si rivela al pubblico del Curci nella sua più schietta e genuina saggezza artistica ed umana, complice la Compagnia dei talentuosi attori impegnati in scena nell’adattamento di “Miseria e nobiltà” curato dallo stesso Arena e da Luciano Melchionna che ne firma la regia.

La conversazione con gli spettatori del teatro barlettano sottolinea la straordinaria esperienza professionale di Lello Arena, napoletano verace, contento e orgoglioso di rappresentare un classico della produzione di Scarpetta riletto con una acuta interpretazione della miseria del tempo presente.

Indigenza ben lontana dall’essere semplicemente quella materiale, ma povertà umana, piena di egoismi, volgarità, apparenza, arrivismo” dice Arena, interprete del celebre Felice Sciosciammocca.

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Geniale l’allestimento scenico. Nel primo atto i poveri nella loro “topaia-scantinato” sono costretti a vivere come animali, senza dignità, e con l’ossessione del cibo e della fame si incattiviscono e si azzannano tra un susseguirsi veloce di battute. Nella seconda parte ecco il colpo di scena. All’attenzione degli spettatori c’è la casa luminosa e bella dei ricchi dove emergono la farsa e la vera miseria della nobiltà. Quella nobiltà che si poggia sulla povertà. Nell’ideazione scenica, infatti, le fondamenta dell’abitazione sono costituite dal tugurio dove continuano a vivere i poveracci. Si tratta non di miseria e nobiltà, ma di ”miseria o miseria; nobile, umanissima miseria” chiosa Arena.

Tutti bravi gli attori della Compagnia degni interpreti di un classico intramontabile rappresentato per la prima volta nel 1888. Maria Bolignano, Giorgia Trasselli, Raffaele Ausiello, Angelica Bifano, Marika De Chiara, Andrea de Goyzueta, Alfonso Dolgetta, Sara Esposito, Carla Ferraro, Luciano Giugliano, Irene Grasso, Fabio Rossi sono dei veri e propri caratteristi. Anche loro pungolati dal “Maestro Lello” si confrontano con gli spettatori. Fondamentale elogiare la loro espressività e naturalezza. Da non trascurare la perfetta integrazione in scena in un contesto capace di richiamare forti spaccati della nostra realtà. Una “Miseria e nobiltà” gridata con una fame ancora più avida e miserabile.

Lello Arena sollecitato dalle domande del pubblico ricorda i suoi trascorsi con La Smorfia, la grande amicizia con Massimo Troisi “gigantesco concentrato di poesia, comicità e creatività allo stato puro” come lo definisce nel suo nuovo libro “Io, Napoli e tu” presentato durante l’incontro. Un viaggio nella storia, nell’anima, tra la gente del capoluogo partenopeo. Una città esagerata, di una bellezza carnale, ma anche tanto fragile e delicata. Un libro in cui Arena, attore, sceneggiatore, regista, doppiatore, parla della sua famiglia, dei suoi avi, del nonno Raffaele, un vero stregone con poteri particolari. Alcuni capitoli sono dedicati alla sua infanzia con aneddoti esilaranti, alla sua carriera artistica, ai suoi amici Massimo Troisi, Isa Danieli, Lello Esposito, Enzo Avitabile, gli Arteteca.

Lui, lo stravagante e generoso Lello Arena “vuole continuare per sempre ad “essere lievito e non farina” – perché, spiega – “la farina dice io, mentre il lievito dice noi”. … Essere lievito in un gruppo di lavoro vuol dire rivelare talenti ancora non espressi, svelare potenzialità ancora nascoste, applicare energia capace di trasformare le addizioni in moltiplicazioni, vedere prospettive d’insieme irraggiungibili senza il proprio supporto e contributo, raggiungere obiettivi impensabili senza una profonda interazione tra le persone …. Tutto questo è Lello Arena.