Che si voglia perseverare per l’orientamento ad esercitare il diritto di prelazione per l’ex Palazzo delle Poste di Piazza Caduti da parte del Consiglio comunale, o per lo meno da alcuni consiglieri, è reso evidente dalla mozione del consigliere di maggioranza, avv. Giuseppe Bufo; il documento è stato formalizzato il 31 dicembre, richiedendo la convocazione di una prossima seduta consigliare sul tema:

«Illustrissimo, a seguito del Consiglio comunale del 30.12.20 con cui a maggioranza di 21 il Consiglio non ha potuto -alle condizioni alla data di ieri- fare a meno di rinunciare (al momento) all’esercizio della prelazione, sento la necessità improrogabile di rilanciare proponendo una soluzione operativa, che ci faccia superare l’impasse determinata dalle problematiche burocratico-contabili rappresentate dalla impossibilitata’ di corredare di validi pareri tecnici la deliberazione di esercizio del diritto di prelazione per l’acquisto, non potendo il 30.12.20 praticare variazioni di bilancio (impossibili per legge dopo il 30.11.20 di ogni anno). Sono convinto che c’è con l’anno nuovo di bilancio la possibilità di scrivere ex novo tutta la vicenda. In particolare propongo di superare il rischio di danno erariale determinato dalla differenza di prezzo (oltre 2,6 milioni) rispetto alla sua valutazione di mercato di cui alla stima (1,7 milioni) attraverso una soluzione negoziale e giuridico amministrativa che impone il sacrificio del Comune, ma che richiede anche la compartecipazione del Mibact e/o della Regione Puglia e/o della Provincia.

Tutto il Consiglio, anzi tutta la cittadinanza, vuole l’esercizio della prelazione, l’impedimento essendo solo contabile e burocratico. Il bene immateriale rappresentato dalla memoria della resistenza non appartiene solo al Comune, è patrimonio della nazione. Il fatto storico della protoresistenza, all’immediato indomani dell’armistizio, ha visto Barletta emblema coraggioso della determinazione alla liberazione, vessillo fulgido della libertà dell’uomo dalla barbarie e dalla violenza cieca, quale valore irrinunciabile. Possiamo dire che questi valori sono universali, diritto delle genti, quindi senza meno patrimonio dell’Italia tutta. È per questa fondamentale ragione che i governi nazionale e regionale non potranno rifiutarsi di partecipare allo sforzo, per consentire al “pubblico” di connotare il futuro di questo bene immateriale di coerenza, continuità, programmazione, finalità pubblicistiche, in parte distanti dalle finalità legittime di un privato imprenditore, legate in parte più rilevante al profitto. Altra ragione di tale compartecipazione, in particolare da parte del Governo nazionale, risiede nella sperequazione del prezzo e nella plusvalenza indebita che si appresta a lucrare, per aver ceduto un bene, vincolato poco prima dell’asta, per cui i rialzi da 1,9 milioni (base d’asta) a 2,6 milioni di aggiudicazione ed ora di pezzo di vendita, produce un surplus che ben può e deve essere rinegoziato a favore dell’interesse pubblicistico a mantenere in mano ad Enti pubblici il bene.

Allora propongo di stanziare la somma necessaria quale che sia nel nuovo bilancio ed ove ciò sia impedito dalle risultanze della nuova adottanda necessaria istruttoria del Settore finanze la soluzione più abbordabile è quella di stanziare per lo meno 1,7 milioni da tenere pronti per l’acquisto della nuda proprietà (non ritengo giusto impegnare meno di tale cifra, oltre accessori eventualmente [imposte pro quota, spese varie legate all’atto]), il Mibact dovrà accettare di acquistare l’usufrutto per tanti decenni quanti vale (secondo valutazione in sede di rogito) l’usufrutto del bene; la Regione può compartecipare eventualmente ed ulteriormente attraverso un contratto di locazione o comodato modale. Lo schema di deliberazione già adottato ieri per la discussione e gli indirizzi sull’argomento si intende da me riproposto e viene da me riproposto con le integrazioni e modificazioni sopra dette in ordine all’impegno minore di spesa ed alla necessaria e previa acquisizione formale di disponibilità negoziale plurilaterale detta. Ovviamente chiedo la convocazione urgente di apposito consiglio comunale -possibilmente monotematico- per votare la mozione e consentire in ulteriore successivo consiglio di votare -con i prescritti pareri tecnici- l’esercizio o meno (io ovviamente sono per l’esercizio) ma con elementi istruttori e di bilancio integrati ed adeguati, in tempo tecnico utile per il 3.2.21».