«E allora candidati a sindaco di Barletta, Filippo!», questa la provocazione lanciata al consigliere regionale del Partito Democratico, Filippo Caracciolo da parte dell’ex sindaco Mino Cannito, durante il comizio di questa sera presso i giardini “G. De Nittis”. Non casuale, forse, la scelta di posizionarsi, da socialista, proprio sotto il busto di Giuseppe Garibaldi.

Interrogativi, tanti, quelli lanciati in apertura del suo discorso per evidenziare che non ci sono motivazioni tecniche, giuridiche, politiche in senso etico, ma legate unicamente all’opportunità di cui non si ha ancora esplicita chiarezza. Ha tuonato il “Sindaco del fare” contro chi avrebbe ordito contro di lui, organizzando la fuoriuscita di un nutrito gruppo di consiglieri comunali dalla sua ex maggioranza, causandone la sfiducia e dunque la caduta dell’Amministrazione. Non le ha mandate a dire a nessuno, facendo i nomi di tutti quelli che lo avrebbero tradito: in primis i consiglieri del gruppo Cantiere Barletta (Adelaide e Massimo Spinazzola, Luigi Dimonte e Pino Rizzi), ma anche i consiglieri Ruggiero Dicorato, Giuseppe Bufo, Antonello Damato, Pino Dipaola e il presidente del Consiglio comunale Sabino Dicataldo, che «Non sarei stupito di ritrovarlo candidato sindaco per le prossime elezioni». Quest’ultimo è stato accusato di aver, da tempo, criticato a mezzo social l’agire del Sindaco, pur restando nella sua maggioranza.

Ha contestato il comportamento della dirigente comunale alla quale «Ho dato perfino l’incarico del mio staff e mai mi sono intromesso nelle questioni di gestione, mentre lei mi ha tradito andando a mangiare con le persone che volevano vedermi fuori», il riferimento è chiaro a Santa Scommegna.

Lungo elenco degli obiettivi raggiunti durante il suo operato, sottolineando l’inopportunità di non avere una rappresentanza, neanche in Consiglio provinciale per le elezioni ormai prossime. «In un momento così particolare in cui ci sono i tantissimi finanziamenti del PNRR». La sua depoliticizzazione della municipalizzata Bar.S.A., si sarebbe concretizzata con la nomina di Michele Cianci come amministratore unico, costatagli critiche e forse legata alla vicenda della uscita anticipata da Palazzo di Città. «Abbiamo lasciato i conti in ordine – ha continuato Cannito – cercando di recuperare somme di piani strategici mai realizzati».

La scelta di una piazza fisica e non virtuale per lanciare l’appello a tutte le forze associative, culturali, cittadini volenterosi a costruire il progetto in vista della sua possibile ricandidatura a Sindaco: il civismo, di cui la Regione ha ampia rappresentanza, non è quindi morto, secondo Cannito, resta la volontà di creare un’alternativa civica e trasversale “né di destra, né di sinistra”.

Finalmente si rianima la situazione politica barlettana, a cui dare risposte non creando un falso ovattamento nel momento di commissariamento prefettizio. È tempo di agire, Cannito questa sera ha dimostrato di essere pronto a combattere.