Il primo successo del centro-destra dal dopoguerra. L’elezione di Mino Cannito, a guida di una coalizione liberal-conservatrice, è coincisa con un dato storico: mai infatti nelle precedenti tornate amministrative le urne avevano dato questo responso. Sarà questa l’occasione per analizzare i possibili motivi che hanno portato ad un cambio di rotta nella ”Città della Disfida”, con avvisaglie che non erano mancate nel corso delle precedenti legislature.

La maggioranza dell’elettorato di Barletta infatti, dopo una fortissima trazione moderata a guida Democrazia Cristiana nel corso della ”Prima Repubblica”, è stato progressivamente assorbito dal centro-sinistra dopo Tangentopoli. Nuovi partiti, nuovi attori protagonisti e la nuova legge elettorale del 1993 avevano consentito, anche nella nostra città, coalizioni composite e riunite nell’ala progressista, che si contrapponevano al ”Polo delle Libertà” lanciato su scala nazionale da Berlusconi. Il centro-sinistra barlettano riusciva ad avere immediatamente fortuna con le elezioni di Fiore e Dimiccoli nel 1994 e nel 1996, seppur con il leitmotiv costante(che si manterrà per molto ndr) di continue crisi di maggioranza che paralizzavano l’azione dell’amministrazione. Dall’impasse alla stabilità di Francesco Salerno che, con il suo doppio mandato dal 1997 al 2005, chiudeva ed apriva il nuovo millennio certificando una tenuta dei progressisti che, ben presto, avrebbero tuttavia perso le loro certezze.

Come si arriva alla sconfitta nell’ultima consultazione elettorale? Pur considerando la complessità che riserva un elettorato effervescente come quello di Barletta, è utile seguire tre strade. La prima, una generale crescita del centro-destra nel contesto nazionale. Ne sono prova gli ottimi risultati raggiunti da Fratelli d’Italia, in lotta con il Pd al vertice nei sondaggi, la stabilità della Lega e una buona tenuta di Forza Italia che, a Barletta, è riuscita a garantirsi un buon seguito, anche per la presenza del senatore, Dario Damiani. Un dato oggettivo, così come è oggettivo il fatto che, nelle comunali, siano ancor più importanti le figure che la politica sceglie: essersi compattati attorno a Mino Cannito, che ha dimostrato di avere un alto consenso personale, è stato per i liberali e conservatori un’arma vincente.

Infine, a fare la differenza, è stato un calo di consensi che coinvolge il centro-sinistra dal 2006. Nell’anno della vittoria dei mondiali della Nazionale di calcio, le urne avevano premiato Nicola Maffei, esponente de La Margherita nonché leader della coalizione, con un netto 70,39%. Una percentuale ”bulgara” ma che rappresenterà la vetta di una montagna da cui il nuovo PD e le nuove formazioni politiche di sinistra scenderanno rapidamente. 55,62% nel 2011 per la riconferma di Maffei (-15%) e 43% nel 2013(-12%),  al primo turno, per Pasquale Cascella, poi eletto sindaco al ballottaggio. Agli ottimi risultati ottenuti nelle regionali e nelle europee, si contrapponeva per il PD di Barletta un calo di consensi netto e percepibile.  Nel 2018 un nuovo campanello d’allarme, con il nome di Dino Delvecchio scelto proprio sul gong e alcune liste civiche di centro-sinistra(tra cui La Buona Politica ndr) che decidevano di appoggiare da una parte Mino Cannito(poi vincitore, a capo di una larga coalizione completata anche dall’apporto del centro-destra), dall’altra il giovane Carmine Doronzo, esponente di Sinistra Italiana.

L’errore, nel corso dell’ultima tornata, è stato innanzitutto non considerare tutte le difficoltà emerse nei periodi precedenti e non attuare poi un rinnovamento. Dall’elettorato infatti, si è percepita la voglia di cambiare, probabilmente perché è stato associato, al centro-sinistra ma soprattutto alla sua classe dirigente, la causa di una perdurante instabilità politica. Se poi si aggiungono le dinamiche interne ed esterne che sono subentrate nella scelta di Santa Scommegna, ad esempio sull’asse Boccia-Emiliano o tra Caracciolo e Mennea, e la presenza nella coalizione di tre liste facenti capo allo stesso governatore, non particolarmente amato a Barletta(visti anche gli storici rapporti non idilliaci tra Bari e Barletta ndr), la risultante ultima è quella di una pesante debacle nel ballottaggio.

In chiosa, da dove potrebbe ripartire dunque il centro-sinistra barlettano? La ricerca progressiva di nuove figure all’interno della classe dirigente barlettana sembra inevitabile visto il rifiuto che è emerso verso precisi profili, poi lavorare per un patto con la sinistra radicale guidata da Carmine Doronzo. Un accordo politico da concretizzare prima della tornata elettorale e che potrebbe rappresentare un’importante ”arma” per recuperare consenso in quella che era stata una delle principali roccaforti della Puglia.

A cura di Giacomo Colaprice