Riconosciuto da tutti che la Città della Disfida ha rivestito un ruolo primario ed a volte da vera e propria Protagonista nel Primo Conflitto Mondiale, scaturisce spontanea la necessità di “raccontare” la storia dell’Eroe più fulgido, Giuseppe Carli.

Inutile invitare chiunque abbia voglia di farlo, ad effettuare una ricerca su tutti i testi di storia, scolastici e non, per cercare di rintracciare qualche brevissimo riferimento a Giuseppe Carli. Sarebbe, purtroppo, tempo sprecato, ahimè! Infatti il nome di Giuseppe Carli, Eroe barlettano dimenticato, come le sue spoglie, è caduto nel dimenticatoio in quel lontano 1° giugno 1915 sul Monte Mrzlivrk.

Era nato a Barletta il 13 febbraio 1896 in largo S. Agostino al civico 90, da Giuseppe e da Maddalena Lattanzio e mentre frequentava il terzo anno della scuola di ragioneria, Giuseppe CARLI decise di abbandonare gli studi e a soli 18 anni, il 28 febbraio 1914, si arruola nell’11° Reggimento dei Bersaglieri quale allievo Sergente. Esattamente l’anno successivo, dopo aver ricevuto i gradi di caporale il 31 agosto 1914 e caporal maggiore il 30 novembre 1914, il 28 febbraio 1915 viene trasferito al 12° Reggimento Bersaglieri – IV Compagnia – 23° Battaglione con il grado di Sergente ed infine, il 22 maggio 1915, alla destinazione ultima, il 1° Reggimento Bersaglieri, in territorio dichiarato in stato di guerra.

Giunto in prima linea, senza vestiario, cibo e paga utile che gli permettesse di alimentarsi in maniera sufficiente o a scattarsi una foto in divisa da inviare ai familiari a Barletta, fu schierato oltre la frontiera lungo l’Isonzo a pochi chilometri dal Monte Nero presidiato dalle truppe Austrungariche. Il 12° Reggimento Bersaglieri, agli ordini dell’VIII divisione del IV Corpo d’Armata e accampato a Luico, ricevette l’ordine di dare appoggio all’azione di Alpini e Fanti contro le truppe nemiche schierate sul Monte Nero. E proprio da quei posti e più precisamente da Azzida, oggi in provincia di Udine, il 14 maggio 1915 Carli inviava al proprio padre una lettera incredibilmente lucida dal punto di vista dell’analisi del momento particolare riferito da una parte alla situazione della propria famiglia e dall’altra a quello che stava accadendo in Italia ed in Europa. Anche se all’inizio dello scritto Carli specificava “Non farla leggere ad estranei” non si sa come i fogli siano stati rinvenuti in una bibbia ottocentesca che Pasquale Conte, medico dentista originario di Bari ma residente a Milano, aveva ereditato, con altri libri, dal nonno materno Michele De Pascale, medico pure lui, il quale aveva svolto la sua attività a Barletta dove anche era morto.

Se per gran parte della missiva si può notare l’esatta fotografia dell’attesa estenuante dell’ingresso in Guerra, nel rimanente scritto traspare, inconfutabilmente, una tenerezza e preoccupazione tutta rivolta alla propria famiglia. Testimonianza ne è quando scrive “…Questa mattina mi è arrivata una lettera di mio fratello (Gaetano) la quale mi annunzia che sei ammalato. Che cosa hai? Nientemeno che non mi fai sapere niente, e poi da casa non me lo potevano scrivere? Fammi sapere qualche cosa. È da un anno e tre mesi che sto fuori casa, e quant’anche ci siamo scritti, non son riuscito a sapere niente della particolarità di famiglia. Perché questo? Perché non dirmelo?”. In un successivo capoverso, l’amore per la famiglia lascia spazio allo stesso sentimento rivolto alla propria Terra e senza fraintendimenti afferma. Poi lo scopo di questa guerra non sarebbe limitato alla semplice richiesta di quel territorio, ma essa ha l’obbiettivo pure di disfare, di annientare, di distruggere la Germania e l’Austria … il resto, tutte quelle cose che dicono, son tutte chiacchiere, sono semplicemente voci che corrono col vento: ma quello è il fine di questa guerra e l’Italia è anche essa obbligata alla partecipazione”.

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Dieci giorni dopo la datazione della lettera, il 24 maggio 1915, le truppe italiane si mossero dall’accampamento di Luico verso il Monte Mrzli, oltre l’Isonzo. L’attacco fu un completo disastro e costrinse le truppe alla ritirata. Il 1° giugno alle 9, il Colonnello Eugenio De Rossi si pose alla testa dei Bersaglieri, degli Alpini e dei Fanti per raggiungere Volarje, alle falde del monte Mrzli, per dare inizio alla salita. Il primo scontro ebbe luogo alle 18 e due ore dopo le prime trincee di quota nemiche erano conquistate. Il Sergente Giuseppe Carli nell’intento di debellare una postazione di mitragliatrice che stava causando decine di morti, si lanciò all’assalto: fu colpito una prima volta, rialzatosi continuò la sua corsa ma fu centrato altre due volte e cadendo al suolo gridò ai suoi, prima di spirare, “Non vi curate di me… andate, andate”. Un ufficiale austriaco, presente al combattimento, pare abbia dichiarato “ Sembrava che nulla potesse arrestare lo slancio di quei diavoli ”.

Così quel Ragazzo di Barletta, della classe 1896, si guadagnò la Prima Medaglia d’Oro attribuita a militari italiani durante la Prima Guerra Mondiale.